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prato: fabbricone 

Il “Misantropo” di Molière con Valter Malosti è un dramma di attualità

G.R.
Il “Misantropo” di Molière con Valter Malosti è un dramma di attualità

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prato. Sarà Valter Malosti a vestire i panni di Alceste. L’ultima versione del “Misantropo”, da stasera a domenica, è di scena al Fabbricone di Prato.

Scritto da Molière nel 1666, “Il misantropo” è un testo che riflette sul radicamento dell’infelicità, che non lascia spazio all’incertezza, guardato con sospetto dai contemporanei, perché, messi da parte i lazzi comici delle origini, affronta con dura sintonia concettuale e concreta vis polemica il tema della corruzione, allora come oggi imperante a corte e nelle aule del potere. Riadattato insieme a Fabrizio Sinisi, nelle mani di Malosti “Misantropo” diventa una drammaturgia proiettata sul presente, un terreno dove campeggiano l’accidia, il furore, l’incapacità di vivere i sentimenti, una sessualità esibita e vissuta come affermazione sociale, sovrastato da una densa nube di desideri sfrenati.

L’Alceste di Malosti è una figura inquietante, un personaggio nevrotico che sviluppa una insana sintonia con l’universo femminile che lo circonda. Un disadattato che vaga in un palcoscenico-mondo che non gli assomiglia, nel quale non vuole riconoscersi, che profondamente disprezza ma di cui non può fare a meno. «Quello di Alceste – spiega Malosti – è un luogo senza moralità dove vince il più corrotto o il più cretino, un luogo nel quale, al contrario, si muove come se fosse nel suo elemento la donna che ama, anzi che desidera con tutto se stesso, Célimène». — G.R.

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