Il Tirreno

Lo scandalo è biblico

Nicola Stefanini
Lo scandalo è biblico

Roberto Benigni fa il boom degli ascolti (14,5 milioni) recitando il Cantico dei Cantici E affidandosi alla poesia di 2.400 anni fa sdogana termini e situazioni ancora ritenute tabù

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Se l’introduzione fosse stata un po’ più succinta, diciamo la metà di quello che è durata, sarebbe stato perfetto. La perfezione comunque si è raggiunta, o almeno sfiorata, quando il “professor” Benigni, dopo aver detto e ripetuto cosa intendeva fare e perché lo facesse, ha inforcato gli occhiali, si è messo al leggio e ha iniziato a declamare da par suo quella meraviglia che è il Cantico dei Cantici. La «canzone delle canzoni» come ha detto il premio Oscar pratese, quella canzone d’amore scandaloso e puro al tempo stesso, carnale e soave, oscena e leggiadra. Poesia allo stato puro e trasgressione lo stesso allo stato puro.

Tutto questo in un testo scritto 2.400 anni fa. Tutto questo sul palco del Festival di Sanremo, quanto di più nazionalpopolare, puritano in un certo senso, che si possa immaginare. Un’impresa che poteva venire in mente soltanto a Roberto Benigni. E che solo Benigni poteva realizzare riuscendo a trasformare il biblico Cantico dei Cantici in un pezzo di spettacolo, di sublimare l’intreccio fisico e spirituale tra Sulamita e Salomone in un inno all’amore universale. Chi si aspettava da Roberto un monologo politico con battute dispensate e dosate in par condicio (come la legge di Sanremo avrebbe certamente preteso) è rimasto spiazzato. Eppure il monologo di Benigni è stato quanto di più politico e sociale si sia sentito finora al Festival, e forse negli ultimi decenni di televisione di Stato. Grazie alla biblica «canzone delle canzoni» Benigni ha sdoganato in una volta sola, con purezza e poesia, termini e situazioni che nell’immaginario collettivo sterilizzato dei telespettatori, e ancora di più nel linguaggio consunto di chi la tv la fa, sono tabù incrollabili, oscenità inaccettabili.

Una scelta coraggiosa, premiata dagli ascolti: l’intervento del premio Oscar, durato poco più di mezz’ora, è stato tra i più seguiti della terza serata, arrivando a superare i 14,5 milioni di spettatori e il 60% di share. «Amadeus, è stato bellissimo averti vicino – esultava ieri Benigni telefonando a sorpresa al direttore artistico in conferenza stampa – Sei tu che ispiri poesia, sei il più grande conduttore mai visto. Non ho dormito ripensando all’emozione di portare il Cantico dei Cantici a Sanremo, la cosa più straordinaria che sia mai stata scritta. Sanremo può reggere il Cantico dei Cantici, è un’emozione enorme. Nessuno può dire che non abbiamo osato».

E i giudizi del giorno dopo sono quasi tutti entusiasti. «Aver portato il Cantico dei Cantici in prima serata a una platea di 15 milioni di spettatori è un’emozione enorme per la Rai e per tutti coloro che ci hanno seguito», sottolinea l’amministratore delegato Fabrizio Salini. «Benigni è un fuoriclasse», gli fa eco il direttore di Rai 1 Stefano Coletta rispondendo alle perplessità di chi ha ritenuto il testo troppo esplicito e trasgressivo per la prima serata della rete ammiraglia. «Non ho rintracciato alcuna morbosità. È stato un inno all’amore nato da una filologia molto interessante su cui l’artista lavora da tempo e che ha interpretato in modo molto nuovo. Non ho trovato alcun passaggio non autentico. E l’onestà viene sempre premiata, se è intelligente».

Tra i punti di riferimento citati dallo stesso premio Oscar, «grandissimi studiosi, professori e poeti da Ceronetti a Ravasi». E il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura e attento osservatore di Sanremo, ha postato su Twitter alcuni versi del Cantico: “Mi baci con i baci della sua bocca! Sì, migliore del vino è il tuo amore”.

C’è stato anche qualche giudizio negativo, certo. E chi si è annoiato. Ma intanto #CanticoDeiCantici vola sui social e nelle ricerche sul web. Chi l’avrebbe mai detto 48 ore fa?—

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