Sicurezza
Pace tra i Ricchi e Poveri, Al Bano con Romina Carrambate e trionfo della nostalgia canaglia
Il quartetto genovese riunito sul palco dell’Ariston 50 anni dopo il debutto è uno degli eventi mediatici più riusciti di questa edizione
AMARCORD
Sinora una delle parole chiavi di questo festival delle sorprese (e dei trionfi auditel) è: a volte ritornano. Dopo la riapparizione (anche se non una novità) di Romina e Al Bano (che vanno oltre proponendo un nuovo brano firmato da Malgioglio e dalla Power) sono arrivati anche i Ricchi & Poveri. Per loro sì una grande rentrée, perché si presentano dopo 50 anni dalla prima apparizione sul palco di Sanremo e soprattutto nella formazione originale. Marina Occhiena aveva abbandonato il gruppo nell ‘81 (proprio alla vigilia del Festival) e Franco Gatti nel 2016. Di fatto era rimasto un duo: Angela Brambati (la mitica brunetta) e (il biondo) Angelo Sotgiu.
Il loro ritorno a Sanremo (ed alla vita a quattro) porta un nuovo brano (anche se si tratta di una cover di una canzone del ‘67 “Everlasting love” eseguita da Robert Knight) dal titolo “L’ultimo amore”. Una canzone in cui i R&P fanno i R&P in una salsa più moderna ma sempre con quella verve e allegria un po’ scanzonata (e forzata) che li contraddistingue, arricchita dai loro intrecci vocali. Eppure la solita malignità della rete ha insinuato, per la loro esibizione, il dubbio del playback... invece erano solo «delle sequenze di supporto».
Quella dei Ricchi & Poveri è una presenza, quasi una “carrambata”, che esalta l’anima nazionalpopolare del Festival di Sanremo, ancor più di quella della prima sera di Romina e Al Bano. Così tutto rientra in tale contesto. Ecco allora la coppia puglio-americana annunciata dalla figlia dei due, ecco allora la pace che torna nel quartetto ad appianare i contrasti del passato. Ora tutto sembra superato, le due prime donne si abbracciano e cantano all’unisono (con un sorriso un po’ tirato) mettendo sotto il tappeto ciò che è stato. È una legittimazione della musica più popolare, un azzeramento del tentativo delle scorse edizioni di innalzare il livello di quello che però alla fine torna sempre nel suo alveo di evento popolare. Si ritorna indietro nel tempo, ci si rintana in quella sicurezza che certi brani danno, quelli che inevitabilmente tutti, volenti o nolenti, ci ritroviamo a cantare. È la legittimazione della formula nostalgia (canaglia verrebbe da dire) della piazza assurta a livello di aggregazione.
E così se Al Bano e Romina con la loro presenza hanno affollato già altri spazi televisivi, la reunion dei Ricchi & Poveri è l’evento mediatico del festival. I quattro sono tornati e si sono sprecati i paragoni con gli Abba, con gli applausi a scena aperta dall’Ariston, impegnato in una standing ovation canora, come la sala stampa che si scatena alle note di “Sarà perché ti amo”. Siamo tutti Ricchi & Poveri (ora forse più poveri che ricchi) come siamo tutti Al Bano e Romina, ci emozioniamo e divertiamo ad ascoltare la loro musica, semplice, immediata e... scanzonata. Ci emozioniamo al rivedere insieme le coppie, anche quando i dissapori si appianano, probabilmente per pura convenienza. Non dimentichiamo che i R&P sono tra gli artisti italiani che più hanno venduto all’estero. In effetti queste azzeccate mosse (insieme ad altre) contribuiscono a tenere in alto il Festival negli ascolti e riescono ad unire la formula sanremese, che coniuga musica e spettacolo tv, con le sue esigenze e tempi. Contribuiscono anche ad allungare il minutaggio di una maratona che obbliga a lunghe nottate sul divano, con i conseguenti abbracci di Morfeo. —
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