Toscana
Guarnieri, Cecchi, Orsini, in scena i mostri sacri da Cecina a Pistoia
Da Pirandello a Kesselring e Ibsen con grandissimi interpreti della nostra prosa. E domani, sabato 8, al Verdi di Pisa il balletto “Io don Chisciotte”
Un concentrato di “mostri sacri” è il palcoscenico toscano di questi giorni. Senza voler fare graduatorie, ma solo perché coincide con la riapertura della sala dopo due anni di lavori, partiamo da Cecina, dal rinnovato teatro De Filippo. Dove domani, in anteprima ed esclusiva regionale, il sipario si alza nel nome di Eduardo. Demiurgo Carlo Cecchi, regista e interprete, gran maestro del disincanto e della sottrazione espressiva, che mette insieme due atti unici: il tragicomico “Sik-Sik l’artefice magico” (già recitato più volte) e il pirandelliano “Dolore sotto chiave”, due testi distanti una trentina d’anni, il primo del 1929, il secondo nato come radiodramma nel 1958. Al fianco di Cecchi troviamo Angelica Ippolito (che nel 1980 li interpretò entrambi diretti dallo stesso Eduardo), più Vincenzo Ferrera, Dario Iubatti, Remo Stella e Marco Trotta.
Signore assolute, Anna Maria Guarnieri e Giulia Lazzarini, stasera e domani sono alla Città del Teatro di Cascina, protagoniste di “Arsenico e vecchi merletti” di Joseph Kesselring, per la regia di Geppy Gleijeses (poi da martedì prossimo alla Pergola di Firenze), un classico del teatro brillante del 900, rappresentato in tutto il mondo, dopo il debutto a Broadway nel 1941, cinque anni di repliche e il film di Frank Capra con Cary Grant. Perfetta impalcatura, congegno di alta precisione, una meccanicità che si sublima in un equilibrio ritmico, tenuto costantemente sul limite del funambolismo: «Una irresistibile sarabanda giallo macabra – precisa Gleijeses – che le due attrici affrontano in scioltezza, dando prova di una lezione di stile e di gioco scenico a cui è pressoché impossibile trovare un paragone verosimile».
Quanto a stile Umberto Orsini vanta il suo. Impagabile. Da stasera a domenica al Manzoni di Pistoia veste i panni del “Costruttore Solness”, il dramma di Henrik Ibsen riletto nell’occasione da Alessandro Serra, regista fra i più lanciati e premiati delle ultime stagioni. Da sempre un beniamino del pubblico pistoiese, Orsini sarà affiancato da Lucia Lavia, Renata Palminiello, Pietro Micci, Chiara Degani, Salvo Drago e Flavio Bonacci. Scritto da Ibsen dopo il suo ritorno in patria nel 1892, Solness appartiene all’ultima stagione del drammaturgo norvegese, dominata da un senso di amara disillusione e di sconfitta, dove sempre più forte si palesa il gusto per il simbolismo. «È da tempo che nutro per Solness un vivo interesse – spiega Orsini – una storia segnata da uno spregiudicato esercizio del potere, e sono orgoglioso di presentare una compagnia di giovani talenti che si confrontano con attori di più navigata esperienza con un senso della disciplina che mi fa ricordare le grandi compagnie di quel passato nel quale ho ancorato le mie radici più profonde».
Oltre la prosa, spiccano anche la danza e la musica. Domani il Verdi di Pisa ospita la coreografia di Fabrizio Monteverde per il Balletto di Roma, «Io don Chisciotte», simbolo di una lotta contro i mulini a vento che diventa metafora della ricerca di un’identità sempre più smarrita e confusa.
Mentre James Conlon (attualmente alla guida dell’Orchestra sinfonica della Rai) torna a Firenze questa sera sul podio del Maggio per dirigere due pagine di Dvorák: il poco noto “Arcolaio d’oro”, poema sinfonico del 1896, e la celeberrima “Sinfonia dal Nuovo Mondo”, scritta nel 1893 durante il soggiorno americano del compositore boemo. –
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