Castel di Mura, fortezza al centro di tutto: un crocevia tra Firenze, Lucca e Pistoia
Costruito nel 1300 a San Marcello a difesa dei pistoiesi contro i nemici. La zona archeologica ora è visitabile
PISTOIA. Nel quattrocentesco “Liber Censuum Communis Pistorii “è citato come Castrum de Muris situm in Montanae Superiori in villa Lizzani (Castel di Mura situato nella Montagna Superiore nel paese di Lizzano). Castel di Mura – nel territorio di San Marcello – è stata la fortezza che nel XIV secolo rappresentò un punto chiave del sistema di difesa organizzato dal Comune di Pistoia. Oggi di quella struttura situata in posizione strategica al centro di un crocevia di itinerari provenienti da Lucca e da Modena, oltre che da Firenze e da Pistoia, restano solo rovine, oggetto di una campagna di scavi archeologici che vedono coinvolti il Comune, la Soprintendenza, l’università e l’associazione Valle Lune.
Il sito, che si raggiunge facilmente con una passeggiata di 15 minuti da Lancisa, merita una visita per fare un tuffo nella storia del periodo delle lotte tra pistoiesi, lucchesi, fiorentini e tra le diverse fazioni pistoiesi che per secoli insanguinarono la Montagna Pistoiese. In quegli anni la fortezza fu davvero imponente e strategica, non a caso fu scelta come residenza del capitano della Montagna, dal 1355 al 1361. Costruito probabilmente nel tredicesimo secolo, esistono documenti di fatti sanguinosi lì accaduti nel Trecento, il castello fu più volte adattato secondo le caratteristiche architettoniche militari richieste dal periodo, e divenne il fulcro di un sistema difensivo molto articolato a presidio del confine con Lucca e del percorso che portava a Modena e poi in Lombardia. Di certo fu una struttura imponente e di grande importanza ai tempi di Niccolò Macchiavelli che la descrisse con queste parole: «Non passa uccello per la Montagna Superiore che da Castel di Mura non si veda».
La fine della sua grandezza fu decretata dalle trasformazioni geopolitiche della zona e dall’introduzione nel mondo della guerra delle armi da fuoco che richiedevano fortificazioni di altro tipo. Il castello raccontato anche da un commentatore di Dante per un fatto di sangue accaduto tra le sue mura, fu abbandonato a partire dal quindicesimo secolo e pian piano, come le altre strutture fortificate della zona, si trasformò in cava per materiali da costruzione. Da qualche anno è in corso la campagna di scavi archeologici per riportare alla luce i resti del castello, oltre alla cinta muraria esterna che già è visibile. La zona è recintata e controllata da telecamere ma lo scavo è visitabile previ accordi con il presidente dell’Associazione Valle Lune, Fabiano Fini (tel. 3388393423).
Nella bella stagione vengono organizzati anche degli open day. Il castello può essere raggiunto anche con una passeggiata di 40 minuti molto suggestiva, con vedute spettacolari, sull’acciottolato medievale della Via di Ripi. Le indicazioni sono fornite della mappa dell’all’app APPennino, scaricabile a questo indirizzo: https://appennino.github.io/. —
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