Sicurezza
Responsabilità senza tempo di narrare storie
Mentre mi leggete avrò già cantato. Ma qui il sole è ancora alto e la mia prima esibizione sembra troppo lontana. A Sanremo il tempo non passa, tutto accade e non segue il cadenzare lento o veloce del tempo, accade oltre ogni dimensione.
Sono qui da domenica e mi sembra di aver salutato casa mesi fa. Che cosa succede in questo tratto di costa? La musica ci sospende dentro una bolla senza regole? Forse.
Così in questa attesa Beckettiana ho guardato col fiato sospeso la prima serata del Festival cercando di capire tutto quello che non dovrò fare stasera, che non ricorderò di non dover fare stasera e di cui mi pentirò stasera. Con gli occhi assorbiti dallo schermo cerco messaggi nelle canzoni, sonorità nuove, esibizioni potenti. Le trovo. Le scovo. Mi emoziono… ma a farlo è il messaggio importante letto da Rula Jebreal, importante e necessario da sottolineare, da ricordare, nonostante sembri retorica ne abbiamo ancora tutti bisogno. Mentre Rula si commuoveva mi commuovevo anche io e sapevo che a farlo non era il modo in cui stava affrontando il suo discorso, non erano le parole che aveva scelto per farlo… erano le motivazioni. Le sue motivazioni, vere, forti, vissute… erano più potenti di ogni parola ben scelta.
Ho pensato alle mie motivazioni, quelle che mi hanno spinto fin da piccola a lottare per questo sogno, per la musica, vera necessità. Ho capito perché sono in questa bolla senza tempo, perché ho la responsabilità di raccontare una storia vera. Come sempre. Per sempre. —
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