Il Tirreno

toscani in riviera: il talento livornese 

La prima volta di Bobo: «Magari divento ricco e famoso»

Federico Lazzotti

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LIVORNO. Ride Bobo Rondelli, 57 anni vissuti cantando le anime inquiete come la sua, mentre alla vigilia del suo esordio sul palco dell’Ariston ripete: «Il Festival non l’ho mai guardato, preferivo Canzonissima e Senza rete, e non lo guarderò nemmeno quest’anno perché ci vado. Fiorello? A me non piace è veloce ma come cantante è così così». Poi però dopo un’ora passata a trasformarsi in Marcello Mastroianni e Ugo Tognazzi, quando arriva il momento di risalire sullo scooter infila il casco e toglie la maschera: «Speriamo di non fare cazzate...», dice. E non sai, guardandolo mentre si allontana, se fa sul serio o per scherzo. Con Irene Grandi, giovedì nella serata dei duetti, canterà “La musica è finita”, presentato al Festival nel 1967 da Ornella Vanoni. «È una bella canzone – ammette – ci sono dei versi molto belli come: “Nascondendo la malinconia sotto l’ombra di un sorriso”. Credo che mi possa venire bene, alla Frank Sinatra».

Partiamo da questa collaborazione. Com’è nata?

«Non ci conoscevamo, però in passato abbiamo collaborato con gli stessi artisti: Stefano Bollani e Francesco Bianconi dei Baustelle. Il resto lo hanno fatto i discografici».

Le prove come sono andate?

«Bene. Il palco dell’Ariston fa impressione. Per fortuna hanno messo uno schermone dove passano le parole del testo, così forse non sbaglio».

L’esordio a 57 anni al Festival, un premio o una ricompensa?

«In passato ho provato due volte a entrare tra i big. Sono arrivato anche in finale con la canzone “Sdraiati sulle nuvole”. Mi chiamarono per andare a Roma ma venni bocciato».

Magari questa è l’occasione per mettersi in mostra e tentare il prossimo anno ad entrare tra i big...

«Per andare al Festival serve la canzone giusta e i discografici che scommettano su di te. Certo è una bella vetrina. È per questo che ci vado. Magari dopo l’esibizione (cambia voce ndr) mi chiamano dalla Russia per fare un tour e mi danno tanti soldi. Anche se (torna serio) essere famosi non è una buona cosa, è una specie di maledizione».

Cosa si aspetta da questa esperienza?

«Spero che vada tutto bene. Come dice Guccini: “La pensione vale più di una canzone”. E comunque non essere in gara da un parte è un vantaggio perché sei fuori da tutte le polemiche e quindi hai meno pressione». —

Federico Lazzotti

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