La manifestazione
Torna “Il Dottor Stranamore” si riflette e si ride moltissimo
«Dimitri, senti, se è come dici e se l’aereo riesce a mollare la bomba, insomma, è sufficiente a far scattare l’ordigno Fine del Mondo? Ne sei certo? Vabbè, senti... senti, questo aereo allora me lo devi abbattere, Dimitri!». Fra Orizzonti di gloria (1957) e Full Metal Jacket (1987) Stanley Kubrick girò un altro film di guerra, che però viaggia su ben altri registri narrativi, parlando di argomenti serissimi attraverso il tono grottesco della commedia nera.
Il Dottor Stranamore (ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba) risale al 1964 e racconta una storia di follia, tema caro al regista statunitense che, nella propria filmografia, ha sviscerato più volte la mente umana e i casi in cui questa subisce una frattura fino alle estreme conseguenze. Nel Dottor Stranamore, che torna in sala domani e martedì (in Toscana, fra i cinema aderenti, c’è l’Arsenale di Pisa) in versione restaurata a cura della Cineteca di Bologna, la storia è semplice, assurda e tragica: al generale Jack D. Ripper, comandante della base aerea di Burpelson, gira il boccino e ordina ai suoi 34 bombardieri strategici di attaccare l’Unione Sovieta con armi nucleari. Un dramma? Certamente. Ma la situazione è persino più grave: i russi, infatti, per contrastare la superpotenza Usa, hanno progettato il cosiddetto “Ordigno fine del mondo”, un dispositivo che, in caso di attacco, è programmato per rispondere con una serie di ordigni nucleari che cancellerebbero la vita sulla Terra per un centinaio di anni.
Quasi contemporaneo al film di Kubrick è A prova di errore di Sidney Lumet che tratta all’incirca la stessa tematica puntando il dito, però, sullo sbaglio del sistema tecnologico. Il regista di Arancia Meccanica, al contrario, focalizza l’attenzione sulla responsabilità umana, e sulla guerra come suicidio programmato e irrazionale. E lo fa con una commedia nerissima che fa riflettere e ridere moltissimo. Grazie anche a un cast eccellente, dove si contano attori del calibro di Sterling Hayden (il generale pazzo), George C. Scott (nei panni del generale americanissimo e guerrafondaio Turgidson) e un fantastico Peter Sellers, nel triplice ruolo del presidente Usa Muffley, del colonello Madrake e dello scienziato ex nazista Dottor Stranamore.
Sono passati 56 anni dall’uscita del film di Kubrick, ma il tempo non ha scalfito la qualità e la ragion d’essere di una pellicola surreale e altrettanto verosimile. Un consiglio: non perdetevi una battuta delle telefonate che il presidente Muffley fa al premier sovietico Dimitri Kisov. —
Francesca Lenzi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
