Gioco
«Io, donna sul podio fra tanti pregiudizi»: sulle ali della musica con Beatrice Venezi
La direttrice lucchese a 30 anni è già fra le più affermate al mondo. Domenica al Goldoni di Livorno guiderà l’orchestra del Maggio
LUCCA. Ha diretto la sua prima opera lirica all’età di 22 anni, la rivista Forbes nel 2018 l’ha inserita tra i 100 giovani leader del futuro sotto i trent’anni. La lucchese Beatrice Venezi 30 anni li compie quest’anno e passa da un podio all’altro, da un grande teatro all’altro. Seria, preparata, impeccabile e… bellissima.
Da Lugano, dove ora abita, è sempre in partenza e gira il mondo sulle ali della musica, quest’anno l’aspetta il Canada poi il Giappone per due volte e a seguire tutto il resto. Ma non lascia la Toscana con la quale ha un legame forte affettivo (i suoi abitano sempre a Lucca) e professionale: è direttore principale ospite dell’Orchestra della Toscana con cui ha recentemente inciso un disco con brani sinfonici dalle opere di Puccini ( “My journey-Puccini Symphonic Works” il titolo) per la Warner Music registrato al Teatro del Giglio di Lucca. E ora sarà alla guida dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino al Teatro Goldoni di Livorno domenica (ore 17) con musiche di Wolf-Ferrari, Giuseppe Martucci e Mozart. Un concerto pensato appositamente per la città e che rappresenta un esempio delle nuova svolta del Maggio che porta la sua prestigiosa orchestra condotta sempre da grandi direttori anche fuori da Firenze. A marzo l’orchestra sarà in Arabia Saudita e poi partirà una tournée italiana con Zubin Mehta sul podio.
È un concentrato di femminilità Beatrice Venezi, con i lunghi capelli biondi che porta sciolti su abiti da sera sofisticatissimi impugnando la bacchetta da direttore. E ogni volta il suo cenno imprime all’orchestra che si avvia un segno di grande eleganza. A Livorno è già stata nel 2017 per dirigere “Manon Lescaut” e qui arriverà da Ascoli Piceno dove è impegnata con “Carmen”.
Lei è molto glamour, attivissima sui social, spesso ospite in tv. In poche parole è una giovane donna del suo tempo. Come si concilia questo con il mondo ingessato della musica colta?
«Non bene perché ancora recentemente un critico recensendo il mio disco ha parlato di “clamore mediatico” a proposito della mia persona. Sono critiche fastidiose, certe persone si coprono di ridicolo. Mi rimproverano anche la visibilità mediatica. Certo uso i social ma mai per mettere in piazza la mia vita personale, lo faccio perché voglio far capire che la passione per la musica è qualcosa di bello. È vero mi vesto da donna quando dirigo, mi piacciono gli abiti belli, non capisco perché dovrei mascherarmi da uomo per dirigere un’orchestra».
Tanto più che di donne musiciste ce ne sono sempre di più. I pregiudizi restano?
«Sì. Anche se un’orchestra è un organismo meritocratico e quindi va avanti chi è bravo. Mentre però il pregiudizio sui giovani che fanno musica è un po’ caduto, per la questione femminile il cambiamento è più lento. Per un direttore donna poi è ancora più difficile perché hai la bacchetta in mano e il tuo ruolo è qualcosa che ha a che fare con la leadership, cosa che gli uomini ti concedono malvolentieri».
È dura dirigere orchestre con tanti uomini?
«No, può essere all’inizio, quando non ci si conosce. Ma dopo cinque minuti, appena cominci a lavorare, cambia tutto».
Lei ha scritto anche un libro “Allegro con fuoco - Innamorarsi della musica classica”. Perché?
«Credo che sia necessario divulgare l’amore per la musica in modo accessibile e comprensibile. Ho pensato alle persone che sono spaventate dai rituali legati all’andare a teatro, o a chi ha studiato uno strumento e non ha avuto esperienze felici con il mondo accademico. Questo però succede solo in Italia perché si è persa la quotidianità nel frequentare la musica classica. All’estero non è così, si esce dall’ufficio e si va a teatro, vestiti come siamo, semplicemente».
Oltre che studiare la musica che dirige, che cosa ascolta?
«Di tutto, il rock e gli artisti del momento, ascolto anche quello che non mi piace, ma la trap no, quella proprio non ce la faccio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
