Il Tirreno

Il gioco della magia dell’intramontabile Silvan: «Se c’è la cultura, la vecchiaia non esiste»

Gabriele Rizza
Silvan in scena, il suo nome all'anagrafe è Aldo Savoldello, veneziano, 82 anni
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Silvan in scena, il suo nome all'anagrafe è Aldo Savoldello, veneziano, 82 anni

L’illusionista porta in scena “A tu per tu”: uno show a contatto con il pubblico e con il suo stupore, senza effetti speciali

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SCANDICCI. Silvan può essere considerato uno dei più importanti prestigiatori del Novecento. Come David Copperfield e Lance Burton, è stato eletto già due volte (nel 1990 e nel 1999) Magician of the Year dall’Accademia delle arti magiche di Hollywood. E nel 2015 la stessa Accademia gli ha attribuito il Master Fellowship, il più alto riconoscimento della categoria. Ma alla fine la chiave di tutto è il gioco. Il gioco dell’illusione e della finzione. Quale strumento migliore del teatro? L’irresistibile vocazione per la scena di Aldo Savoldello, 82 anni, in arte Silvan («fu Silvana Pampanini a regalarmi quel nome in diretta televisiva ospite di Enzo Tortora: vedrai ti porterà fortuna mi disse») è “visibile” sabato all’Aurora di Scandicci. Lo show, secondo appuntamento della rassegna Aurora di Sera, promossa dal Comune insieme a Fondazione Toscana Spettacolo, si chiama confidenzialmente “A tu per tu”. Firma la regia Stefano Savoldello (figlio dell’illusionista), coreografie di Sveva Mattarino e i costumi di Giuseppe Tramontano.

Silvan, la sua è una vita che sembra il sogno di un sogno. Quando è nata questa vocazione?

«Avevo 7 anni quando vidi per la prima volta un prestigiatore esibirsi. Lì presi la mia decisione: da grande avrei fatto il mago. Ho sempre privilegiato la teatralità rispetto alla credibilità. In teatro la finzione diviene realtà agli occhi di un pubblico sognante. Dispongo di un arsenale di 150 grandi illusioni, quelle che amo chiamare “gioconi”, e migliaia di altre magiche esperienze di ogni disciplina prestidigitatoria. Posseggo una biblioteca di oltre tremila volumi sull’argomento, in lingue diverse, senza contare una collezione di carte da gioco sterminata. Per questo per me la vecchiaia non esiste».

Ma qual è il segreto nelle sue esibizioni? Il vero segreto?

«Saper creare l’atmosfera giusta in cui il gioco deve avvenire. Non svelare mai il trucco. Non ripetere mai un numero davanti allo stesso pubblico. Ho sempre sostenuto i valori della cultura come antidoto contro gli inganni della superstizione. Se mettiamo insieme queste due parole, si crea qualcosa che potremmo chiamare “gioco culturale”, o “cultura giocata”: un orizzonte di senso che forse ci aiuterebbe a contrastare questi tempi mesti e incattiviti».

Si dice che sia magico tutto ciò che ha la capacità di sorprenderci, di portarci oltre la soglia. Dove vede oggi tracce del meraviglioso?

«La magia come la intendono molte persone non esiste, è un’astrazione. Un termine utilizzato a sproposito dalla pubblicità. La magia vera è un’altra. È la vita che è dentro di noi. Magia sono i nostri figli, sono il computer, la televisione, il cellulare, tutto ciò a cui non sappiamo trovare una risposta razionale».

E quindi nella sua pluriennale esperienza, dove si annida il “reale”?

«Reale è contrapposto a immaginario, sia oggettivamente che soggettivamente. Rispondo con una frase banale ma concreta: essere consci di ciò che siamo, di tutto ciò che vediamo e tocchiamo con mano. Questo è reale».

L’arte di Silvan si è trasformata con il passare del tempo?

«La percezione della magia intesa come arte teatrale non è cambiata. La magia è un’arte antica. È piuttosto lo stupore dello spettatore che si rinnova. Le esperienze magiche hanno subito dei cambiamenti ma l’illusione si regge anche su reminiscenze del passato. Ho presentato centinaia di esperienze magiche, senza mai cambiare il mio modo di essere. Ma anche se volessi non potrei perché non è molto distante da quello che sono realmente nella vita».

Come sarà questo “A tu per tu”?

«Come dice il sottotitolo saranno 100 minuti a contatto diretto col pubblico. Chiamato ogni volta a partecipare e a dare il suo contributo. Si tratta di uno spettacolo più intimo e minimalista, scevro di ingombranti armadi, casse, macchine voluminose, effetti speciali: una magia privata. Ma non mancano spettacolari illusioni, coinvolgenti coreografie, straordinarie manipolazioni ed esaltanti esperienze di mentalismo».
 

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