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L’ultimo inno di Narciso Parigi, la voce “vanto e gloria” di Firenze
Aveva 92 anni, con le sue tantissime canzoni raggiunse il grande successo anche all’estero
«Grazie NarcisoParigi. Per sempre di Firenze vanto e gloria». Così la Fiorentina ha commentato ieri, fra i primi, con un post la morte di Narciso Parigi. E la società viola ha scelto, naturalmente, un verso della “Canzone viola”, l’inno della Fiorentina arrangiato e cantato da Parigi fin dagli anni Sessanta. Quell’inno che ancora risuona allo stadio “Franchi” ogni volta che gioca la Fiorentina. Quell’inno che ha mantenuto viva e vegeta fino ad oggi – e lo farà certamente anche in futuro – la popolarità del cantante fiorentino che ebbe il culmine della sua lunga carriera internazionale fra gli anni ‘40 e ‘60.
Narciso Parigi aveva compiuto 92 anni il 27 novembre scorso. Si è spento nella notte scorsa nella sua casa sulle colline attorno a Firenze circondato dai familiari e dai suoi innumerevoli quadri e opere d’arte di cui era da sempre appassionato collezionista. Era da qualche settimana che non stava bene. La famiglia aveva mantenuto un certo riserbo sulle sue condizioni, ma qualcosa era trapelato tanto che allo stadio fiorentino, nei giorni scorsi in occasione della partita di Coppa Italia con l’Atalanta, era comparso uno striscione di incoraggiamento rivolto al cantore di «garrisca al vento il labaro viola».
Parigi era nato a Campi Bisenzio in una modesta famiglia e fin da ragazzino si era iniziato a guadagnare la vita facendo il garzone per un calzaturificio. La sua passione per la musica, la sua splendida voce e una dizione perfetta, gli avevano poi aperto le porte della radio. Nel 1944 aveva debuttato a Radio Firenze con la quale collaborò fino al 1965 affermandosi come tipico “cantante della radio” con le varie orchestre Rai e in particolare con la formazione di Francesco Ferrari. Il suo repertorio, inizialmente impostato sui tipici stornelli, si aprì progressivamente al genere classico melodico. Nel 1955 partecipò al Festival di Sanremo in coppia con Claudio Villa presentando il brano “Incantatella” destinato a diventare un successo internazionale. A Sanremo tornò poi nel ‘62 con “’Vita”, in coppia con Giorgio Consolini. Nel 1957 fu tra i protagonisti di “Voci e volti della fortuna”, il programma radiotelevisivo precursore di “Canzonissima”. Una carriera, quella di Narciso Parigi, che mette in fila più di quattromila canzoni incise, molte coronate da grande successo sia in Italia che all’estero, in particolare negli Stati Uniti dove soprattutto nel corso degli anni ‘60 inanellò molte e fortunate tournée. Fra i suoi successi si ricordano “Angelina”, “La porti un bacione a Firenze”, “Firenze sogna”, “Prigioniero d’un sogno”, “Tango del mare”, “Terra straniera”.
Tra gli anni ‘50 e i primi ‘60, il cantante fiorentino fa esperienza con il cinema, esordendo nel film “Terra straniera’’di Sergio Corbucci (1952), a cui seguono “La prigioniera di Amalfi” (1952) di Giorgio Cristallini, “Tormento di anime” di Cesare Barlacchi (1953) e diversi altri. Leonardo Pieraccioni riservò un cameo a Narciso Parigi nel suo film “I laureati” (1995). E il giovane artista fiorentino Lorenzo Andreaggi gli ha dedicato il docufilm “Narciso Parigi – A song lasting a life” (2015). Proprio Andreaggi sta ultimando un disco, nato dalla collaborazione con Parigi, in cui reinterpreta 18 sue canzoni.
Parigi lascia la moglie Fiorella, sposata a metà anni ‘50, e i figli Daniela e Andrea. Un terzo figlio, Stefano, era morto nel 2015 a 57 anni. La camera ardente è stata allestita nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio e sarà aperta oggi dalle ore 10 alle 19. —
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