La protesta
Jannacci, una canzone per la figlia «Porto sul palco la mia emozione»
MILANO. Sono sicuro di poter raccontare a chiunque una bella storia, musicalmente impeccabile e degna di essere presentata. Con il mio “dream team” di autori e produttori prima di fissare su disco una cosa ci pensiamo tanto. Ci piace considerare la musica come un valore importante».
Così dice Paolo Jannacci in merito alla sua “Voglio Parlarti Adesso”, il brano con cui affronta il Festival di Sanremo. É una canzone di grande intensità emotiva e musicale, dedicata alla figlia ed alla sua crescita. «Risale a 4 anni fa - spiega Paolo - Con gli autori (Maurizio ed Emiliano Bassi e Andrea Bonomo) abbiamo analizzato i rapporti con i figli. Mia figlia allora aveva sei anni, ora ne ha 11, e quella di Andrea cinque, mentre Emiliano ha poi avuto un figlio che ora ha due anni. Tra noi era nata una grande comunanza emotiva che ha portato a questo brano che parla dell’introspezione psicologica dell’essere genitore, dell’essere parte di un sentimento forte, che si sviluppa anche pensando di lasciare andare la persona per farla crescere». Il brano non è pensato per questa edizione di Sanremo. «L’avevamo già proposta al Festival - dice l’autore - a Conti ed a Baglioni, solo ora ha trovato la sua strada». “Voglio Parlarti Adesso” rientra tra quei brani d’autore presenti in questa edizione, lontani dalla classica canzone pop e leggera.
«Non mi aspetto nulla - dice - voglio solo fare una buona figura, emozionare e mostrare che ci sono anch’io, con le mie storie da raccontare. È un’esperienza che fa parte di un mio percorso che spero duri il più a lungo possibile». Il brano, insieme ad un altro inedito, finirà in una ristampa di “Canterò”, il suo primo disco da solista ed autore, uscito qualche mese fa. Nella serata dei duetti dedicata alla storia del Festival, Paolo Jannacci proporrà “Se Me Lo Dicevi Prima” presentata all’Ariston dal padre Enzo nel 1989. Con lui ci saranno Francesco Mandelli e Daniele Moretto. È un brano che parla di tossicodipendenza da eroina e di rinascita. “Me la sento addosso quella canzone, sono più rilassato con il brano di mio padre che col mio - confessa - L’ho vista nascere nell’89 per Sanremo. È importante per il significato e il messaggio che lancia, messaggio che sento vivo, da genitore e da amico. È un invito a non gettarsi via anche se pensi di essere nell’abisso. Oggi ci sono droghe diverse ma il concetto é uguale: la vita é più importante. All’inizio - prosegue - pensavo di farla da solo perché nessuno, forse Bisio - ma non poteva, sapeva cosa doveva essere fatto dal punto di vista teatrale. Io non ricordavo Francesco Mandelli (la metà dei Soliti Idioti) poi ho scoperto che era perfetto. Rende benissimo l’immagine del brano. Finite le prove ho capito che papà era felice perché avevamo reso la giusta immagine del protagonista: quella concreta del perdente che ha la rivalsa su tutto e soprattutto su se stesso». —
Luca Trambusti
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