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«Il segreto è la passione. La tv oggi? Troppo gossippara, urlata e usa e getta»

Giulia Serni
«Il segreto è la passione. La tv oggi? Troppo gossippara, urlata e usa e getta»

Arbore si racconta a poche ore dallo spettacolo, domani, sabato 25, alle 20,45, sul palco della Città del Teatro di Cascina 

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Domani, sabato 25, Renzo Arbore e l’Orchestra Italiana saranno a Cascina in concerto. Sul palco l’artista, insieme a 15 “all stars”. In scena «uno spettacolo collaudato da tempo – racconta Arbore – che coniuga il nuovo e l’antico suono di Napoli».

Come mai ha deciso di rilanciare la canzone napoletana?

«Sono 28 anni che giro il mondo con l’Orchestra Italiana. È un progetto nato nel ’91 quando, dopo il successo di vari programmi televisivi come il “Caso a Sanremo” con Banfi e Mirabella, decisi di rilanciare la canzone napoletana, che rischiava di essere dimenticata. Così nacque l’Orchestra Italiana. Uno spettacolo che in tutti questi anni si è arricchito. Accanto a canzoni napoletane, c’è n’è qualcuna italiana, ci sono le mie canzoni umoristiche, con il clarinetto; lo swing, una mia passione dai tempi del dopoguerra, e le canzoni della televisione. È uno spettacolo di arte varia e durante la serata non disdegno di parlare e di intrattenere il pubblico. Sono già stato a Pisa ma manco da parecchio. E sono felice di tornare in Toscana e di fare tappa a Cascina».

Il suo esordio a 18 anni. Da quel momento una carriera che non si è mai fermata. Qual è il suo segreto?

«Probabilmente la passione. La grande passione di fare cose nuove e diverse. Proporre programmi d’autore, e non farsi schiacciare dalla routine. Adesso ad esempio sto lavorando a una rilettura del “Caso a Sanremo”. Ho sempre cercato di fare programmi che siano belli da conservare, che si possano ripetere. Non cose usa e getta coma la televisione di oggi».

Cosa intende?

«Il momento attuale non è felice. C’è una televisione gossippara, urlata, usa e getta, che punta solo ad ottenere un punto in più di ascolto. Ho vissuto una stagione televisiva talmente bella, non per merito mio, ma grazie a grandi personalità come Falchi, Enzo Trapani, e artisti come Corrado, Vianello e Raffaella. Si progettavano i varietà e si cercavano le novità. Una stagione che obiettivamente era d’autore, più ricercata, che cercava di emulare il cinema. Quando si faceva un programma si pensava a un’operetta. È stata la grande bellezza della televisione italiana. Una televisione d’arte, non da elettrodomestico fatto di interviste e talk show».

Qual è il suo rapporto con il pubblico?

«Affettuoso. Cerco sempre di non barare, come fanno in molti con vari espedienti. Ho sempre cercato di fare ciò che non fanno gli altri: l’altro varietà, l’altra radio, l’altra musica. E devo dire la verità il pubblico, forse anche per anzianità, mi da grande soddisfazione».

Cosa avrebbe voluto fare se non avesse fatto l’artista?

«Ho sempre voluto fare l’artista, forse il regista. Quando studiavo giurisprudenza, tra le mie prospettive c’era quella di fare il magistrato, ma poi l’arte ha avuto il sopravvento».

Ha dei progetti futuri?

«Razzolo da sempre nel mondo dello spettacolo. La cosa vera che voglio fare è quella di esplorare bene e far funzionare la rete. Trovare il giusto mix tra la televisione e il web, cosa quanto mai complicata, ma che provo a fare sul mio canale web renzoarborechannel.tv. Il futuro della televisione è questo. Un modo di fare rapido, continuo dove web e tv generalista si mescolano».

Una vita sotto i riflettori, al centro dei palcoscenici di tutto il mondo. Ha qualche rimpianto?

«Di non aver avuto una famiglia, una sposa e dei figli. Non si può ottenere tutto dalla vita. Ho perso delle occasioni. L’arte mi ha dato tanto ma mi ha anche tolto, portandomi in giro per il mondo. Fortunatamente ho tanti famigliari e tanti amici che compensano con l’affetto e questa mancanza».

Lo spettacolo avrà inizio domani sera alle 20.45 in sala grande al Teatro di Cascina. Direzione orchestrale e il pianoforte di Massimo Volpe, fisarmonica e piano di Gianluca Pica, chitarre di Michele Montefusco, Paolo Termini e Nicola Cantatore, percussioni di Peppe Sannino, la batteria di Roberto Ciscognetti, basso di Massimo Cecchetti, mandolini di Raffaele La Ragione, Salvatore Esposito, Salvatore della Vecchia. —




 

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