Gioco
S. Tommaso d’Aquino dottore a Parigi “ritrovato” nel dipinto in Santa Maria Novella
L’opera appena restaurata rivela l’identità del personaggio raffigurato. Ravalli: «L’autore può essere Gaddo Gaddi»
Vestito con un mantello scuro, sta seduto sullo scranno di una cattedra medievale. Il viso non c’è. Gli è caduto. Ma ha un libro aperto davanti e la mano destra alzata. Sta spiegando il contenuto del libro al pubblico. C’è pure un santo, spunta fuori dal cielo e srotola una pergamena. Come se suggerisse all’orecchio quel che il docente deve dire. Non è un dipinto murale qualsiasi quello che avete davanti. È tra i più antichi (e forse il più antico) ritraenti San Tommaso d’Aquino. Uno dei fondamenti della filosofia e della teologia di tutti i tempi.
“Il Tirreno” ha avuto la foto dell’opera restaurata di recente in anteprima grazie ai frati domenicani. La potete vedere qui accanto, a corredo dell’articolo che state leggendo. Ma cosa rappresenta? «Il dipinto raffigura San Tommaso mentre pronuncia la lezione di dottorato. È la Rigans Montes. La figura che spunta dal cielo è San Domenico. È la prima lezione di San Tommaso d’Aquino all’Università di Parigi. Con quella lezione il santo domenicano prende quello che oggi si chiama il dottorato», spiega padre Manuel Russo, domenicano di Santa Maria Novella. Ma non fu una passeggiata la lezione inaugurale di San Tommaso d’Aquino a Parigi. «Era inaccettabile quanto stava accadendo. Tommaso aveva 35 anni o giù di lì. Era troppo giovane per il dottorato. L’età minima all’epoca era 40 anni. Così ci furono delle proteste. Molti si ribellarono», racconta padre Manuel Russo. Ma era Tommaso d’Aquino. Uno che avrebbe innovato il pensiero cristiano innestandolo con Aristotele “il pratico”. Insomma, un fuoriclasse.
E nel dipinto si vede il pubblico che ascolta. Pare discutano tra loro. Ma le proteste non ci sono. Il pittore esalta la figura del personaggio. Lo mette in cattedra, in alto, come su un trono. Altro paio di maniche stabilire autore e periodo dell’opera. Qui si naviga nell’incertezza. È Gaia Ravalli, storica dell’arte pratese con un dottorato di ricerca su Santa Maria Novella alla Normale di Pisa, che prova a rispondere: «Per me e per altri storici dell’arte l’autore è Gaddo Gaddi. Lo si vede dallo stile, dai colori, dalla concezione dello spazio. Tutte caratteristiche tipiche di questo autore». E poi in quel dipinto Ravalli vede l’influenza di Giotto. Ma come c’è arrivata? «Gaddo Gaddi, padre del più noto Taddeo, è un pittore fiorentino tra Duecento e Trecento. Gaddo è più anziano, ma è ritenuto molto vicino a Giotto. Forse si sono frequentati a Firenze. Forse hanno addirittura lavorato insieme al ciclo della vita di San Francesco nella basilica di Assisi. Tutte innovazioni che si ritrovano nel dipinto murale di San Tommaso nella chiesa di Santa Maria Novella», spiega Ravalli.
Per vedere l’opera dal vivo coi propri occhi, martedì 28 alle ore 16, 30, il dipinto murale di San Tommaso, nella navata sinistra della chiesa di Santa Maria Novella, riapre al pubblico. Chiude padre Manuel: «Avremo padre Giuseppe Barzagli, professore alla facoltà teologica dell’Emilia Romagna, a spiegarci tutti i dettagli. Vi aspettiamo!». —
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