Sicurezza
A caccia di fantasmi con i ragazzi del Tpe
Tre toscani setacciano luoghi abbandonati armati di strani strumenti e videocamere: i loro filmati seguitissimi sul web
«Se c'è qualcosa di strano nel tuo quartiere, chi chiamerai? I Ghostbusters!» È il 1984: nei panni del dottor Venkman e del dottor Ray Stantz, in tuta grigia a metà tra soldati e operatori sanitari, Bill Murray e Dan Aykroyd setacciavano New York alla ricerca di fantasmi nel primo film della fortunata saga hollywoodiana. Niente a che vedere con lo spiritismo classico, il mistero era declinato con “metodo scientifico”. Trent’anni dopo, rilevatori di campi elettromagnetici, ghost box per scansionare le frequenze radio, registratori zoom... sono gli strumenti del mestiere dei moderni acchiappafantasmi. Un fenomeno amplificato dalla Rete e dalla passione per il mistero. Una passione che accomuna molti giovani ed è affine alle esplorazioni urbane, altro fenomeno assai diffuso tra gli under 30 (e non solo).
«Facciamo esplorazioni e indagini in luoghi abbandonati (e presunti infestati) o luoghi nei quali servono permessi, strutture private». Si presentano così i ghostbusters del Tpe, acronimo che sta per “The paranormal explorers” (I ricercatori del paranormale). Il gruppo è formato da tre giovani: Francesco Mascioli (fondatore del team), Gianluca Morgillo, entrambi della provincia di Pisa, e Federico Pulidori, di Livorno. Poco più che ventenni, si sono conosciuti durante comuni esplorazioni urbane. L’esplorazione si basa sulla ricerca di luoghi abbandonati: vecchi ospedali, ville, alberghi, manicomi...
«Le nostre esplorazioni-indagini si basano su foto, video e ricerche – spiegano – ovvero, con tutta la strumentazione che abbiamo, cerchiamo di raccontare ciò che è accaduto nel luogo e soprattutto di vedere se ci sono fenomeni paranormali. Come facciamo a capire se ci sono fenomeni paranormali? Con k-2 (rilevatore di campi elettromagnetici) ghostbox (radio modificata per comunicare con l'aldilà) registratori professionali per sentire cose che a orecchio nudo non potresti sentire, videocamere, sensori di movimento, temperatura e molto altro».
La strumentazione si trova su internet: il costo per ogni oggetto è di poche decine di euro. Ogni esplorazione viene documentata e filmata, e i video sono condivisi su internet, attraverso canali youtube e social.
«Noi del Tpe cerchiamo di trasmettere le nostre avventure e le nostre emozioni nei documentari che pubblichiamo nel nostro canale youtube (TPE - The Paranormal Explorers) – raccontano i tre acchiappafantasmi, o cacciatori di fantasmi, come preferiscono definirsi – Qui abbiamo pubblicato tutte le nostre indagini e tantissimi video. Abbiamo inoltre anche una pagina Instagram dove pubblichiamo le foto scattate nei luoghi in cui ci rechiamo. In un anno e mezzo di ghost-hunting, abbiamo viaggiato per tante regioni del centro e del nord Italia per esplorare bellissimi luoghi abbandonati. I fenomeni paranormali che abbiamo catturato e che spesso accadono durante le indagini possono essere rumori, come passi, eventuali voci, lamenti, sospiri... Abbiamo anche scattato foto a ombre o nebbioline, per noi entità, o addirittura orbs, sfere di luce che solo con le videocamere notturne puoi vedere. Le nostre indagini durano all'incirca dalle 3 alle 5 ore, tutte in notturna, cercando di restare in silenzio per riuscire a sentire eventuali anomalie, ovviamente poi analizzate a casa con programmi professionali». Le indagini «si basano su leggende, storie di cronaca nera, apparizioni, racconti, fenomeni paranormali e a volte capita di riuscire a raccontare le storie grazie alle risposte che riusciamo ad avere dalle entità e con la strumentazione».
I luoghi scelti per la caccia ai fantasmi sono «ex manicomi, ex sanatori, ville, castelli, ospedali – dicono i Tpe – e molto altro (ovviamente luoghi abbandonati) ma facciamo anche indagini in case private. Non abbiamo paura dei morti, ma dei vivi... Perché lo facciamo? Perché vogliamo trovare storie di luoghi e persone. E perché crediamo che esista una vita migliore oltre la vita terrena». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
