Il Tirreno

in tournÈe in toscana 

«All’Italia di oggi servirebbero “I soliti ignoti”» La grande sfida a teatro di Vinicio Marchioni

Maria Teresa Giannoni
«All’Italia di oggi servirebbero “I soliti ignoti”» La grande sfida a teatro di Vinicio Marchioni

L’attore e regista in scena con la trasposizione del film cult di Monicelli. Mercoledì a Livorno, poi Santa Croce e Pontedera

3 MINUTI DI LETTURA







Cialtroni ma geniali. Nei loro periodi migliori gli italiani sono così. Lo sono stati e potrebbero esserlo ancora. E quando accade di trovare la strada per esprimere il genio si fa da maestri a tutto il mondo. Ne è convinto l’attore Vinicio Marchioni che ha deciso di portare in palcoscenico il film capolavoro di Mario Monicelli “I soliti ignoti” del 1958, come esempio di eccellenza artistica di un passato che non è poi così lontano. Dopo il debutto romano all’Ambra Jovinelli lo spettacolo è in tournée in Toscana: mercoledì prossimo sarà al Teatro Goldoni di Livorno, venerdì 24 al Verdi di Santa Croce sull’Arno, 25 e 26 gennaio al Teatro Era di Pontedera e più avanti, dal 25 febbraio al primo marzo, alla Pergola di Firenze.

Marchioni, romano, oggi ha 44 anni ed è diventato famoso una decina di anni fa per il ruolo del “Freddo” nella serie di Sky “Romanzo criminale”, da allora ha alternato cinema, tv e palcoscenico costruendosi una carriera molto solida. Tra gli attori più impegnati e affermati della sua generazione, è tra gli interpreti del film “Villetta con ospiti” di Ivano De Matteo accanto a Marco Giallini e Michela Cescon che esce a fine mese, mentre sta per uscire nelle sale anche il suo documentario “Il terremoto di Vanja” girato sui luoghi degli ultimi terremoti italiani. Di questi “Soliti ignoti” cura la regia e ha scelto per sé la parte di Tiberio Braschi che nel film fu di Marcello Mastroianni. Peppe er Pantera, il pugile suonato interpretato da Vittorio Gassman, sarà invece l’attore Massimo De Santis. Gli altri attori sono Augusto Fornari, Salvatore Caruso, Vito Facciolla, Antonio Grosso, Ivano Schiavi, Marilena Annibali.

Marchioni, nel film c’erano Totò, Gassman, Mastroianni, Renato Salvatori, Pisacane nel ruolo di Capannelle. Non è un po’ lontano quel mondo per un attore della sua generazione?

«Sono un grande appassionato di cinema e “I soliti ignoti” è stato il film che ha dato inizio alla commedia all’italiana. Lavorando a questo progetto ho potuto riflettere su quale Italia era quella da cui eravamo partiti e che italiani siamo diventati oggi. Il film aveva quella leggerezza, quella grazia e quella ironia che sarebbero necessarie a noi oggi che ci prendiamo tanto sul serio e viviamo in un clima di odio e aggressività».

Com’è stato passare dal film al teatro?

«Rileggendo la sceneggiatura che fu scritta da Monicelli insieme a Suso Cecchi D’Amico, Age e Scarpelli, si nota che era un tipo di lavoro che fin da subito aveva a che fare con il teatro. Un ingranaggio perfetto anche per il palcoscenico. Erano autori leggendari, Monicelli raccontava quell’Italia piena di fame, con i suoi protagonisti ingenui e pasticcioni, dove c’era posto anche per la morte. In questo film ci ha insegnato che senza tragedia non ci può essere commedia. Mi capita di fare degli stage, degli incontri nelle scuole e scopro che le nuove generazioni non sanno che sono esistiti maestri come De Sica e Monicelli che hanno insegnato come si fa il cinema a tutto il mondo».

Misurarsi con attori come Gassman, Mastroianni e gli altri deve essere stata una bella sfida. Come l’avete affrontata?

«Abbiamo cercato di non tradirli, non ce ne siamo distaccati, anche con i costumi di Milena Mancini abbiamo voluto essere fedeli al film, con la differenza che il pubblico vede uno spettacolo a colori mentre il film era in bianco e nero. Trattiamo i personaggi come personaggi della commedia dell’arte, come fossero dei prototipi. Erano così perfetti che tanti di quegli attori non erano ancora così famosi, ma dopo il film di Monicelli diventarono delle star. Lo spettacolo teatrale fa ridere molto ma cerca di mantenere anche l’amarezza del film che parlava di gente uscita dal dopoguerra con tantissime speranze aspettando il boom economico, ma tra fame e macerie alla fine si affidava all’arte di arrangiarsi». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web