Gioco
«Tutti dovremmo avere il coraggio di Pantani» Genovesi ci invita a vivere senza fare calcoli
L’amore per il ciclismo, le imprese del Pirata, i paesaggi e i personaggi delle Apuane in “Cadrò, sognando di volare”
. Per la data di uscita del suo nuovo romanzo ha scelto il 14 gennaio. Il giorno prima – se fosse stato ancora vivo – Marco Pantani avrebbe compiuto cinquant’anni. Una sovrapposizione tutt’altro che casuale, quella fra il debutto in libreria di Cadrò, sognando di volare (Mondadori, pag. 312) e il compleanno del campionissimo di Cesena. Perché per Fabio Genovesi, scrittore versiliese già vincitore del Premio Viareggio con Il mare dove non si tocca, Pantani rappresenta molto più di un corridore che ha scritto pagine memorabili di storia del ciclismo. È l’essenza stessa del coraggio, della voglia di rischiare, del non darsi mai per vinto. «È quello – spiega – che dovremmo essere tutti noi: uomini e donne che inseguono la felicità e che invece per paura o per calcolo non si lanciano al suo inseguimento. Perché il modo migliore di non riuscire in una cosa è proprio quello di non provarci neppure».
La nuova storia di Fabio Genovesi è ambientata nel maggio del 1998 sulle sue Alpi Apuane. E narra le vicende di un giovane studente di giurisprudenza che per evitare il servizio militare viene spedito in un ospizio per religiosi arrampicato sulle montagne. Qui conosce un prete con cui non ha nulla in comune se non la grande passione per il ciclismo. Il tutto proprio nei giorni in cui Pantani compie le sue eroiche imprese al Giro d’Italia, che i due seguono via radio e tv dalla casa di riposo e che rappresenta per loro l’unico contatto con il mondo.
Il protagonista si chiama Fabio. E anche questo non è certo casuale. «Il Fabio del libro, naturalmente, ha moltissimi tratti in comune con me. Anzi, possiamo tranquillamente dire che sono io. Nel 1998 ho fatto l’obiettore di coscienza, in quel periodo ho conosciuto un prete simile a quello che ritroviamo nel libro e così via. Poi, naturalmente, c’è ampio spazio per la fantasia. Ma molti spunti arrivano dalla realtà. Perché le storie più belle e più incredibili spesso vanno colte dal mondo che ci circonda».
Il romanzo è un invito a non fare troppi calcoli, a lasciarsi andare. A cominciare dal titolo, che si rifà ad una frase di Alfonso Gatto, poeta salernitano grande appassionato di ciclismo. «Il mio è un invito a sognare l’impossibile, anche a rischio di cadere. Viviamo in un periodo dove regna l’imprevedibilità. In tutti i campi della vita. E invece ci ostiniamo a pianificare, ad ingabbiarci con le nostre stesse mani. Vogliamo organizzare cene con mesi di anticipo, oppure ai nostri figli programmiamo la vita con mille impegni. Invece bisogna buttarsi, proprio come faceva Pantani nelle sue fughe. E vivere alla giornata».
Spesso poi è il destino a scegliere per noi. E lo fa attraverso dei meccanismi che non riusciamo a cogliere, disegnando per noi un percorso misterioso e quasi magico che ci fa diventare quelli che siamo. Una teoria che Genovesi applica anche a se stesso. «Perché sono diventato uno scrittore? Perché una volta mia nonna da bambino spense la tv e mi disse: Oggi sei tu la nostra televisione: raccontaci delle storie. E io cominciai a raccontare delle storie ai miei parenti e vidi che mi ascoltavano con interesse. Ed è in quel momento, io credo, che è nata in me la voglia di narrare storie. Forse, se non ci fosse stata quella occasione, nella vita avrei fatto tutt’altro».
Nel libro c’è anche la Versilia. Non quella balneare legata alla Forte dei Marmi di Chi manda le onde o Il mare dove non si tocca, ma quella montana delle Apuane. Anche se i luoghi sono un po’ più sfumati, meno riconoscibili. «La Versilia è un posto fantastico per uno scrittore – dice Genovesi – perché è una miniera infinita di storie e di personaggi incredibili. E in qualche modo ritengo che il mio ruolo di scrittore sia anche una sorta di missione. Perché se certe storie o certe persone non le raccontasse qualcuno, finirebbero per essere dimenticate per sempre».
Ora inizia il tour promozionale del libro in tutta Italia – domani (domenica 19) la prima presentazione è quasi in casa, nel Chiostro di Sant’Agostino a Pietrasanta – ma Genovesi pensa già al futuro. «Il rapporto fra uno scrittore e il suo libro – spiega – è un po’ come quello della gatta con i gattini. Una volta venuti alla luce, seguono il loro destino. Adesso sto già pensando al prossimo romanzo. Sto raccogliendo materiale che prima o poi comincerò a riordinare in una nuova storia. Nel frattempo porto in giro un monologo. E a maggio, spero di ripetere l’esperienza di seguire il Giro d’Italia come commentatore Rai. Raccontare storie in tv è un po’ come scrivere un libro. Solo che riesce a raggiungere milioni di spettatori». –
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