Il Tirreno

Sanremo, la playlist di Amadeus suona pop: così le canzoni del festival al primo ascolto

Luca Trambusti
Sanremo, la playlist di Amadeus suona pop: così le canzoni del festival al primo ascolto

Sorprende Rita Pavone, Gabbani meno frizzante e più maturo. Fanno colpo la rabbia di Anastasio e il bel canto di Urso. Il nostro giudizio sui brani in gara

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Si è messa in moto la macchina della 70ª edizione del Festival di Sanremo in programma dal 4 all’8 febbraio. Dopo la conferenza stampa di lancio è arrivato il momento degli ascolti dei 24 brani in gara, selezionati da Amadeus, direttore artistico e conduttore di questa edizione.

Ecco come si sono concretizzate queste scelte e cosa ascolteremo dal palco dell’Ariston. Innanzitutto la durata dei brani: il limite massimo era di 4 minuti, la media sta intorno ai 3,20. C’è un po’ di tutto: pop, rap, rock, melodia, bel canto, tanto ritmo, giusto per soddisfare molteplici gusti.

Quelli del rap

La pattuglia più numerosa arriva dal mondo del rap che per l’occasione si tinge di pop e si avvicina alla canzone d’autore. Torna Achille Lauro che con il suo “Me ne frego” (senza riferimenti storici) abbandona il “parlato” ed il mondo 60/70 per tuffarsi in sonorità rock anni ‘80: molto ballabile quanto radiofonico.

Più fedele alla linea rap Anastasio che con “Rosso di rabbia” mantiene le promesse del titolo. È un brano rabbioso (meno rispetto ad altre sue proposte) dove il rap si appoggia a chitarre rock. Non delude. Anzi.

Infuriato e politico Junior Cally con “No grazie” rappa così: «Spero si capisca/Che odio il razzista/Che pensa al Paese/Ma è meglio il mojito” e più avanti “E pure il liberista di centro sinistra/Che perde partite/e rifonda il partito». Si aspettano polemiche.

Altro rapper, Rancore che torna al festival questa volta da protagonista. Gran pezzo “Eden”, un rap cattivo, trascinante, coinvolgente e di grande impatto ritmico. Una spanna sopra.

Colpisce anche il brano della giovane Elodie. In “Andromeda” ci sono tante cose (inclusa la parolaccia), forse troppe e un po’ confuse (il rap lo si ritrova nel ritornello) ma in generale conquista. A firmare il testo Mahmood.

Nonni, mamme, figli

Tra i 24 brani vanno forte anche i vincoli parentali. Giordana Angi in “Come mia madre” ci canta, delicatamente ma retoricamente, di sua madre con una dolce ballata a lei dedicata che commuove Amadeus.

Nonno Piero Pelù, con “Gigante”, a suo modo ci racconta, tra pop, rock, ritmo e elettronica, del nipotino ancora piccolo.

Grande spessore invece per Paolo Jannacci. La sua “Voglio parlarti adesso” è un brano intenso e delicato per piano ed orchestra, con un testo importante dedicato alla figlia.

Siamo cantautori

Oltre ad Achille Lauro gli anni 80 e 90 li ritroviamo anche con “Sincero” di Bugo e Morgan che si alternano alle strofe e duettano nel ritornello. Suoni sintetici per un brano su sogni e realtà. Altra parolaccia nel testo.

Oltre a questa coppia troviamo altri rappresentanti della canzone d’autore. Diodato (già su quel palco) propone “Fai rumore” un brano d’impatto emotivo, con grandi melodie rafforzate dalla presenza di archi. Ha fatto cose migliori.

Messo da parte il nonno dello scorso anno Enrico Nigiotti si presenta con “Baciami adesso”, una ballata romantica.

L’altro toscano, bi-vincitore di Sanremo Francesco Gabbani, abbandona la freschezza dei due precedenti successi e, scritta con Pacifico, presenta “Viceversa”, una ballata d’autore, meno spumeggiante e molto più matura.

Pop e bel canto

“Tikibombom” di Levante è un brano molto particolare, un po’ gridato tra ritmo ed elettronica, non immediato, insondabile. Nella sua semplice complessità può solo piacere oppure no.

Chiara invece la proposta di Riki (dal mondo dei talent): il suo brano “Lo sappiamo entrambi” è un pop melodico con grande utilizzo di elettronica.

Se Riki è un giovane, al suo opposto, ovvero con grande esperienza, troviamo la vera sorpresa di questo Sanremo: Rita Pavone. Preceduta da grandi (quanto a volte davvero volgari) polemiche con la sua “Niente (Resilienza 74)” lascia il segno. È un brano di grande potenza sonora, black, vibrante, energico, cantato con grande grinta e qualità vocale ed anche lei si concede una parolaccia. Chapeau! Sul palco dell’Ariston potrebbe dare una lezione a molti.

Se l’essenzialità e la grinta sono la cifra dell’ex Gianburrasca, il pop lirico ed il bel canto sono gli elementi di Alberto Urso. Con “Il Sole ad Est” il cantante tenore (vincitore di Amici) ripercorre le strade liriche con il suo romanticismo. Fratello dei tre de Il Volo e nipote di Al Bano potrà avere le sue chance.

A tutto ritmo

Nello shaker di Sanremo, e tanto più in questa variegata playlist firmata da Amadeus, capita di trovare accanto ad Alberto Urso il ritmo di Elettra Lamborghini. Sicuramente la forza (sempre che ci sia) della sua “Musica (e il resto scompare)” non è il testo. È un brano danzereccio, latino, fatto con il preciso scopo di divertire, di essere leggeri giocando sull’avvenenza della protagonista. Tutto molto discutibile.

Ma i tanti elementi non finiscono di sorprendere e così Amadeus sdogana verso il mainstream una delle indie band che vanno per la maggiore: I Pinguini Tattici Nucleari, nome divertente così come la proposta del gruppo. È un pop fresco, brillante, scanzonato molto generazionale che però piace (sold out a Milano e tanti palazzetti pieni). La loro “Ringo Starr” parla con il loro linguaggio, tra fiati ed elettronica, dello stare ai margini, del non essere l’elemento focale nei rapporti, pur senza perdere la propria importanza.

Anche quelli che possono essere considerati, bene o male, i genitori dei Pinguini calcheranno il palco. Si tratta de Le Vibrazioni. La loro “Dov’é” ripercorre le strade del pop rock della band milanese: melodie e un potente rock non riescono a brillare.

Veterani dell’Ariston

Ben più grande, rispetto ai Pinguini, è l’esperienza che Michele Zarrillo ha acquisito in tanti anni e tanti Sanremo e che in questa 70ª edizione presenta “Nell’estasi o nel fango”. È un brano verboso, segnato da una chitarra acustica. Il ritornello si apre al ritmo ed all’elettronica.

Oltre ai già citati la pattuglia toscana (5 artisti) vede anche Irene Grandi che si presenta con “Finalmente io” che vede la firma anche di Vasco Rossi e Gaetano Curreri. Un brano graffiante, potente, ritmicamente scandito e con un ritornello accattivante. Radiofonica e adatta alla potente vocalità di Irene. Bene.

E Marco Masini che presenta “Il confronto” ovvero il guardarsi allo specchio tra amore ed odio. Un po’ strillato, anche per lui una parolaccia. In sintesi: un crescendo intenso e verboso.

Le belle sorprese

Restano le belle sorprese. Raphael Gualazzi stupisce: lui sempre compassato, elegante, con “Carioca” fa esplodere il ritmo (quello carioca appunto) all’insegna di piano ed elettronica. Divertente.

All’opposto Tosca. “Ho amato tutto” è di grande eleganza e intensità. Vive di piano e archi e racconta, da parte di lei, la fine di un amore. Grandissimo il valore della performance vocale. Possibile premio della critica.

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di Redazione web