Il Tirreno

De Andrè canta Ciampi ricordando Faber: «Piero e mio padre gli ultimi romantici»

Dario Serpan
De Andrè canta Ciampi ricordando Faber: «Piero e mio padre gli ultimi romantici»

Domenica 19 gennaio al Teatro Goldoni la serata finale con la consegna a Cristiano del Premio: «Ricordo il concerto del 1997 a Livorno, fu un momento importante per recuperare il rapporto con papà» 

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LIVORNO. «Piero Ciampi era un romantico selvatico, uno degli ultimi assieme a mio padre. Perciò è un grande onore per me ricevere il Premio Ciampi e tornare a Livorno». Il padre in questione è Fabrizio De André, mentre chi parla è il figlio Cristiano, che domani sera sarà protagonista del gran concerto finale che chiuderà la 25° edizione del Premio Ciampi – Città di Livorno, quella che cade a 40 anni esatti dalla scomparsa del poeta e cantautore livornese che più passano gli anni e più viene rivalutato nel panorama cantautorale italiano.

Appuntamento alle 20.45 al Teatro Goldoni (ingresso a 15 euro, prevendite aperte al Goldoni e su circuito Ticketone, info allo 0586/204290), dove oltre a Cristiano De André saliranno sul palco l’Orchestra Multietnica di Arezzo con Andrea Scanzi e Paolo Benvegnù, il Trio di Livorno guidato da Andrea Pellegrini, con Tommaso Novi e Francesco “Maestro Pellegrini”, i Letti Sfatti e Aldo Galeazzi.

La manifestazione si è aperta giovedì a Genova con l’evento “Piero Ciampi a Genova – Un’affinità inevitabile”, a cui ha partecipato anche Cristiano De André, che sottolinea come «tra Ciampi e Genova ci sia un’affinità poetica che lega quella fetta di mare che va da Livorno a Genova. Due città simili e impegnate: Genova che è stata culla del Partito socialista e Livorno di quello comunista».

E tra Faber e Piero che cose vede in comune a livello artistico?

«Trovo che ci sia un trait d’union connesso a un’epoca di gioia e risveglio per i cantautori di allora. È qualcosa che, a mio avviso, sta accadendo anche adesso: c’è un ritorno forte alla trasparenza che supera la distrazione e questo vale sia per la musica che per la società. Si nota una voglia di riscoprire i nostri valori e la nostra etica».

Che cosa ha rappresentato Piero Ciampi nella formazione artistica di Cristiano De André?

«Lui è stato un grande precursore della canzone d’autore italiana e quindi lo considero un artista fondamentale, che è necessario ricordare. Ciampi era poeta dei sentimenti e delle pulsioni, anche delle contrapposizioni, con un approccio diretto e sincero».

Domenica al Goldoni, durante la sua esibizione, Cristiano omaggerà Piero con la sua versione del brano “Tu no”, pubblicato nel 1971 all’interno dell’album “Piero Ciampi”, il secondo nella carriera discografica dell’artista labronico. Perché ha scelto proprio quella canzone?

«Perché credo sia un urlo di aiuto e di amore che lui ha descritto e sintetizzato magistralmente».

Non sarà la prima volta che il cantautore genovese suonerà al Premio Ciampi: per la prima volta ne fu protagonista nel 1997 con suo padre Fabrizio, che allora ricevette il Premio speciale ed espresse un pensiero che è divenuto un mantra, ovvero: «Piero Ciampi aveva torto quando disse: morto un poeta se ne fa un altro. Infatti, quando morì, un altro come lui non c’è più stato», purtroppo.

Anche Cristiano è della stessa opinione? E che ricordi ha di quella sera?

«Mio padre espresse un pensiero giusto, perché ci sono poeti che restano e non si possono sostituire, neanche quando ci lasciano. Quel concerto del 1997 fu parte di un tour musicale per me fondamentale per ritrovarmi con mio padre e per il grande affetto che lui mi dimostrò nel propormi come musicista. Senza quel tour, probabilmente, sarebbe stato tutto diverso in seguito».

In che momento arriva per Cristiano il Premio Ciampi? Che progetti riserva il 2020?

«È un periodo molto felice per me. L’ultimo spettacolo su mio padre (“Storia di un impiegato”, ndr) mi ha portato molte soddisfazioni perché è caduto in una fase di riscoperta della coscienza collettiva, di ritorno a una consapevolezza che è autocoscienza, rispetto per gli altri e distacco dal potere. Sono componenti sane e simili a quelle che oltre 50 anni fa portarono alla rivoluzione del ’68. Da quello spettacolo ricaveremo un film da proporre nelle sale. In più, adesso sto lavorando al mio nuovo disco di inediti».

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