Il Tirreno

Cavalli e trippa: c’è il Palio. Buti fa rivivere la tradizione nella sfida fra le contrade

Lorenzo Lazzerini
Cavalli e trippa: c’è il Palio. Buti fa rivivere la tradizione nella sfida fra le contrade

Questo evento è legato al suo piatto tipico, la trippa, che viene consumata da contradaioli e appassionati la domenica mattina della festa a colazione

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BUTI. L’antica tradizione dei cavallai, il profumo di trippa che invade le strade del borgo e una contesa tra sette contrade per conquistare il cencio. Questi gli ingredienti che danno vita al Palio di Buti, la festa in onore di Sant’Antonio Abate che si tiene ogni anno nel piccolo paese della provincia di Pisa ai piedi del Monte Serra la prima domenica dopo il 17 gennaio.

Una manifestazione che riporta il paese in un’altra epoca, rinsaldando il legame che unisce questo paese al cavallo, insostituibile compagno di lavoro per gli abitanti di un territorio che fino a pochi decenni fa viveva essenzialmente del commercio di legno di castagno e del pregiato olio d’oliva. Domenica alle 14.30 una delle corse di cavalli più antiche d’Italia rivivrà nella sua chiave più moderna, senza dimenticare la tradizione secolare. Già nei primi anni dell’800 infatti i proprietari di cavalli butesi facevano galoppare i propri animali il 17 gennaio, nel giorno di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali domestici.

Oggi il Palio, organizzato dal Seggio di Sant’Antonio, viene disputato da fantini e cavalli scelti dalle sette contrade durante l’anno. Nel 1961 il paese è stato suddiviso nelle attuali contrade, e dal 2017 la manifestazione ha vissuto un importante cambiamento, dopo l’ordinanza del Ministero della Salute che ha vietato l’utilizzo di cavalli purosangue nei tracciati non equiparabili a percorsi regolamentari. Da allora il Palio viene corso con cavalli mezzosangue anglo-arabi, ma il fascino della corsa è rimasto intatto, e domenica Buti si prepara ad accogliere centinaia di visitatori.

Il Palio è legato al suo piatto tipico, la trippa, che viene cucinata nelle contrade per il giorno di Sant’Antonio e consumata da contradaioli e appassionati la domenica mattina della festa a colazione, insieme a noci, pecorino, vino rosso e “ponce”. La trippa infatti era il piatto consumato dai “barrocciai”, che con il loro carro (il barroccio appunto) trainato da cavalli portavano in tutta la Toscana i prodotti del paese. Una tradizione che rivive a Buti, sottoforma di una colazione robusta ma adatta per combattere il freddo di gennaio e prepararsi alla lunga giornata.

La festa comincia di buon mattino, alle 8, con la Messa dei cavallai celebrata nella Pieve di San Giovanni Battista, e prosegue con la sfilata delle contrade e la benedizione dei cavalli. Dalle 14.30 ha inizio il Palio vero e proprio, che si svolge in tre corse più la finale. Nella prima batteria si sfidano le contrade di Ascensione (colore verdenero, fantino Simone Fenu sul cavallo Umatilla), San Rocco (biancorosso, Silvano Mulas su Ribelle da Clodia) e La Croce (rossonero, Alessandro Fiori su Tiepolo), nella seconda batteria San Michele (rossoverde, Angelo Cucinella su Brigantes), San Francesco (giallonero, Cristiano Di Stasio su Vankook) e San Nicolao (bianconero, Virginio Zedde su Vanadio da Clodia). Il cosiddetto ruolo di “signore” è toccato a Pievania (biancoceleste, Gavino Sanna su Violenta da Clodia): questa contrada per arrivare in finale dovrà affrontare i secondi piazzati delle prime due batterie. I primi classificati delle tre corse disputano la finale, e alla contrada vincitrice del Palio va in premio il “cencio”, il drappo di stoffa dipinto quest’anno dalle pittrici dell’Associazione culturale Artemisia, oltre all’onore di custodire nella propria chiesa per un anno la statua di Sant’Antonio.
 

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