Gioco
Si ride fra equivoci e imprevisti con il Dario Fo prima maniera
Al Metastasio di Prato c’è “Chi ruba un piede è fortunato in amore” Testo da Commedia dell’arte recuperato dai Sacchi di Sabbia
teatro
Un nuovo debutto (e una nuova produzione insieme a Armunia e alla Compagnia i Sacchi di Sabbia) caratterizza la stagione del teatro Metastasio di Prato. Da stasera a domenica, in prima nazionale, va in scena “Chi ruba un piede è fortunato in amore”, una delle più vivaci e brillanti, ma meno conosciute commedie di Dario Fo, per la regia di Giulia Gallo e Giovanni Guerrieri, con Massimo Grigò, Alessia Innocenti, Annibale Pavone, Tommaso Massimo Rotella e Tommaso Taddei.
È un Dario Fo scanzonato, erede del circo e dell’avanspettacolo, ancora lontano dall’impegno politico che caratterizzerà il suo teatro maggiore, quello che emerge da questa commedia scritta ormai quasi sessant’anni or sono, in cui i personaggi sembrano scolpiti dai tempi comici, più che dalla trama, e dove la trovata, l’imprevisto, governa la struttura, come nella migliore tradizione della Commedia dell’arte. «Potremmo definirla una classica commedia degli equivoci – spiegano Gallo e Guerrieri – una commedia un po’ folle, delirante, a volte scollacciata, corrosiva della morale comune, con travestimenti e scambi di persona, sul cui sfondo aleggia il mito archeologico dell’antica Grecia. Un testo dove, più che altrove, la comicità di Dario Fo assume una peculiare forma di crudeltà, di comicità beffarda, di irresistibile divertissement».
Partendo da un fatto di cronaca di quegli anni, la trama rocambolesca e ricca di colpi di scena racconta di un piede di statua romana che viene ritrovato in un cantiere edile e di due improbabili archeologi che vendono ai dirigenti dell’impresa il loro silenzio in cambio di una mazzetta.
Dietro la solita truffa all’italiana si celano però le premesse di una storia in bilico tra amore e mitologia, con intrighi e scappatelle intrecciati al mito di Apollo e Dafne (così si chiamano infatti i due protagonisti della commedia) in un susseguirsi di colpi di scena, un groviglio di sorprese che non trova il bandolo della matassa se non nella sua stessa reazione a catena. —
Gabriele Rizza
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