Il Tirreno

personaggi 

Nasce un musical su Berlino trent’anni dopo la caduta del Muro

Michele Falorni
Da sinistra: Rossetti, Fancelli e Pellegrini nella foto scattata nel 1989 sotto al muro di Berlino
◗
Da sinistra: Rossetti, Fancelli e Pellegrini nella foto scattata nel 1989 sotto al muro di Berlino

Corrado Rossetti rievoca la sua esperienza di quel novembre 1989 con gli amici musicisti

3 MINUTI DI LETTURA





CECINA. Berlino est, novembre 1989. La Repubblica democratica tedesca vive i suoi ultimi giorni e il Muro, il suo simbolo, sta per crollare. A Cecina è una fredda sera d’autunno non uguale alle altre: il musicista Corrado Rossetti è a casa seduto in poltrona a leggere un libro dopo avere visto in televisione la folla ingigantirsi davanti ai posti di blocco. A un tratto, suona il campanello: alla porta d’ingresso c’è l’amico batterista Ettore Fancelli. «Corrado, parto per Berlino, sento che la storia ci chiama». Rossetti si alza, infila in fretta qualcosa in valigia ed esce. Raggiungono in auto la Germania e vivono in diretta l’evento che cambierà il mondo. Trent’anni dopo, sogna di raccontarlo con una rappresentazione teatrale composta da musica e testi. «Ci penserò», dice mentre rivive quei momenti. Il viaggio sulla Renault 4 è un capitolo di questo romanzo. La prima fermata è a Livorno, dove abita il pianista Andrea Pellegrini, terzo componente del loro gruppo jazz Coalition, che decide di seguirli. A Monaco di Baviera, dove i nostri arrivano, vengono accolti da alcuni amici, ma superare la frontiera è un’impresa perché la tensione è alta e gli ufficiali prima smontano l’auto e poi bucano con un grosso spillo la custodia della chitarra Ibanez semiacustica di Rossetti per verificarne il contenuto.

«Dopo ore di controlli – racconta Corrado – ripartimmo alla volta di Berlino. Appena arrivati raggiungemmo il Muro, incontrando televisioni e giornalisti di tutto il pianeta. Ero convinto che fosse in mattoni e, invece, mi trovai di fronte lastre di cemento armato alte più di 3 metri. Recuperai un cacciavite e cominciai a grattare, staccandone alcuni frammenti vicino a una scritta. Ad un tratto, attraverso una fessura, vidi dall’altra parte un poliziotto con il fucile puntato. Capii che non sapeva cosa fare». Passata la paura, i tre amici assistono allo sgretolamento durante la notte del 9 novembre, al fiume di gente che riempie le strade e, senza pensarci un secondo, attraversano la barriera ed entrano ad est. «Avevamo telefonato al Consolato – prosegue – ma nessuno sapeva niente. Ci buttammo mentre una fila di Trabant, le piccole macchine simili alle nostre A-112, uscivano in lenta processione raggiungendo l’ovest. Mi sembrò di passare dalle mille luci di New York alla calma piatta, ma l’aspetto che mi affascinò di più furono il verde dei parchi e gli animali, lepri e daini, che correvano in giro. Visitammo la città, salimmo sulla torre della televisione e ci fermammo ad Alexander Platz».

In discoteca, dove trascorrono una sera, compiono un salto indietro di quarant’anni: il locale è composto solo da una stanza in cui un signore mette i dischi in vinile sul piatto, uno alla volta, e i ragazzi ballano. «Uscivamo e rientravamo attraverso i posti di blocco – racconta Rossetti – e siccome i militari avevano organizzato campi di accoglienza all’ovest, un ufficiale inglese mi porse un bicchiere di tè dicendomi ‘welcome to the west’. Avevo i capelli lunghi e mi aveva scambiato per un tedesco orientale. È stata un’esperienza fantastica e, trent’anni dopo, dico ancora con orgoglio ‘io c’ero’. Ho vissuto il crollo del Muro in prima persona, assorbendo l’energia del momento e domandandomi spesso come sia successo davvero. Siamo stati testimoni di un evento che ha cambiato il corso della storia. Mi piacerebbe raccontarlo con una rappresentazione teatrale».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web