Italia
Si riflette con Fabris ad “Ascolta si fa sera”. «Non più solo religione, parlerò di etica»
Il docente dell’Università di Pisa conduce la storica trasmissione di Radiouno Rai: tre minuti per stimolare il pubblico su temi di attualità
L’intervista
Una trasmissione sulla religione è appannaggio solo di ministri di culto e fedeli? Oppure le tematiche religiose hanno una valenza morale che le rende affrontabili anche da laici e appetibili a un pubblico di non credenti? Davanti a queste domande Radio Rai ha deciso di dar seguito alla seconda scegliendo così di dare una nuova vita a una rubrica storica del suo palinsesto: “Ascolta si fa sera”. Il rotocalco religioso ha da lunedì scorso un conduttore differente dal tradizionale sacerdote cattolico, pastore evangelico o rabbino. Il 6 gennaio è stato il primo giorno in cui a condurla è stato un laico. E a rompere questo tabù è stato Adriano Fabris professore ordinario di Filosofia morale all’Università di Pisa, dove insegna anche Etica della comunicazione e Filosofia delle religioni.
«Credo sia un’occasione per affrontare e vedere meglio all’interno della società l’intreccio tra tematiche religiose e quelle che riguardano interrogativi etici», spiega il docente pisano in riferimento alla sua presenza in trasmissione. “Ascolta si fa sera” è un pezzo importante della storia radiofonica italiana. Va in onda ogni giorno dal 5 aprile 1970 su Radio 1 a cura del giornale Radio. Dura appena tre minuti e dal 2014 viene trasmessa alle 20,57; oppure alle 20,40 nelle sere in cui si giocano partite di calcio. E proprio allo sport più amato degli italiani deve in parte la sua popolarità: in origine era trasmessa dopo “Tutto il calcio minuto per minuto”. Del resto l’obiettivo è sempre stato quello di stimolare i fedeli tanto con un pensiero religioso, quanto con riflessioni su avvenimenti di cronaca e attualità. Ed è proprio questo il compito a cui è chiamato Fabris.
Come è diventato conduttore di “Ascolta si fa sera”?
«Questa non è la mia prima esperienza a Radio uno. Fino a qualche tempo fa facevo parte dei conduttori che si alternavano nella trasmissione “Un pensiero del giorno”. Quando la Rai ha deciso di allargare “Ascolta si fa sera” a commentatori laici, ho ricevuto una telefonata: Vorremo cambiare l’impostazione del rotocalco. Ci staresti?».
Perché ha deciso di accettare la proposta?
«Anzitutto perché ritengo sia giusto aprire ad altre voci una trasmissione religiosa. Poi perché credo che sia un’opportunità per stimolare il dibattito con i credenti e per affrontare aspetti etici ed educativi con una narrazione diversa da quella a cui siamo abituati».
Vale a dire?
«Dobbiamo ricominciare a riflettere e tornare a ciò che pensavano già gli antichi: riprendere la nostra vita e non essere servi del lavoro, della tecnologia, di chi o cosa decide o impone di dettare i nostri tempi. Insomma, dobbiamo riprendere i ritmi naturali che abbiamo modificato».
La sua prima striscia ruota proprio intorno al concetto di tempo e ritmo vita.
«Sì. Il senso ultimo del mio intervento è proprio quello di riflettere sul rapporto perduto tra tempo di festa e tempo di tutti i giorni, tra impegno e ritmi imposti dagli apparati tecnologici. Un relazione che necessita di equilibrio: la vita di tutti i giorni non può coincidere solo con il lavoro e la vacanza non può risultare come un distacco totale da tutto e tutti».
E nelle prossime puntate? Cosa ci attende?
«Continuerò a proporre riflessioni sui temi del rapporto tra l’uomo e il mondo, la società e la natura. Condurrò il programma tutti i lunedì di gennaio e poi ritornerò al timone nel mese di marzo o aprile e penso a considerazioni anche sul cibo e su come il nostro mangiare influenzi l’ambiente, o come stiamo delegando troppe parti della nostra vita alla tecnologia. Il tutto facendo riferimento continuo all’attualità».
Ad esempio?
«La prossima puntata riguarderà l’escalation della brutalità nella nostra vita e nella nostra società. Proporrò una riflessione sul fatto che la violenza chiama altra violenza. Affronterò la questione degli effetti collaterali del nostro agire e del fatto che, se entriamo nella logica del più male in risposta al male, alla fine perdiamo tutti».
Un chiaro riferimento ai rischi che il mondo corre con la crisi tra Usa e Iran.
«Certamente. Vorrei stimolare il dibattito sul grande onere di chi ha il potere, sottolineando che proprio chi ha la potenza può e sa dire basta alla spirale di violenza. Ma non intendo fare un riferimento diretto ai venti di guerra in Medio oriente. La mia è e resta una riflessione astratta su temi di attualità. L’obiettivo della trasmissione è stimolare la riflessione»
Tutto questo attraverso un programma radio?
«Certo! E soprattutto se nasce come una trasmissione religiosa. Del resto tutte le religioni fanno riferimento a un principio comune: quello della misericordia. Ed è un valore che appartiene a tutti quanti, perché è tanto divino quanto laico, nonostante si stia perdendo anche tra chi crede». —
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