Il Tirreno

firenze: teatro della pergola 

Glauco Mauri è Re Lear «Una tragedia nera ma sotto splende la luce»

Gabriele Rizza
Glauco Mauri è Re Lear «Una tragedia nera ma sotto splende la luce»

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FIRENZE. Se l’è cucito addosso Lear, Glauco Mauri. Quello che domani debutta alla Pergola è il terzo dopo il 1984 e il 1999, quando curava anche la regia. Che stavolta è nelle mani di Andrea Baracco mentre nei panni del conte di Gloucester si cala Roberto Sturno (che nelle due precedenti occasioni faceva il “matto”). Lo spettacolo, prodotto insieme al Teatro della Toscana, conta sulla traduzione di Letizia Russo, le scene e i costumi di Marta Crisolini Malatesta, le musiche di Giacomo Vezzani e Riccardo Vanja.

«Quello che mi ha sempre colpito di questa tragedia – afferma Mauri – che è una delle più nere e per certi versi enigmatiche tra quelle di Shakespeare, è che sotto quel nero sembra splendere qualcosa di incredibilmente luminoso e proprio questa luce sepolta dall’ombra la rende così affascinante». Una tragedia epocale, un groviglio di tradimenti, inganni, intrighi, sofferenze e soprusi, una sequenza di lotte familiari senza quartiere, dove la pietà si è persa, all’ombra di un potere che ciascuno vuole tenere tutto per sé, fino alla follia. «Padri indegni e figli inetti – continua Mauri – padri indegni che hanno generato figli inetti, le madri assenti, estromesse dal dramma, parafrasando Amleto, qui la fragilità è tutta e solo maschile. Nessuno dei personaggi è in grado di regnare, di assumersi l’onere del potere, nessuno sembra avere la statura adatta, nessuna testa ha la dimensione giusta per la corona, chi per eccesso, vedi Lear, chi per difetto vedi tutti gli altri. Solo giganti o nani in questo universo dipinto da Shakespeare».

Ma cosa è cambiato oggi nel rimettersi in testa la corona di Lear? «Mi sono sempre sentito non all’altezza a interpretare quel sublime crogiolo di umanità che è il personaggio di Lear – conclude Mauri – ma in questa mia difficile impresa mi accompagna la convinzione che per tentare di interpretare Lear non servono tanto le eventuali doti tecniche maturate nel tempo quanto la grande ricchezza umana che gli anni mi hanno regalato nel loro, a volte faticoso, cammino. Spero solo che quel luogo magico che è il palcoscenico possa venire in soccorso ai nostri limiti. Cosa c’è di più poeticamente coerente di un palcoscenico per raccontare la vita? E nel Re Lear è la vita stessa che per raccontarsi ha bisogno di farsi teatro».

Completano il cast Linda Gennari, Aurora Peres, Emilia Scarpati Fanetti, Francesco Sferrazza Papa, Aleph Viola, Dario Cantarelli, Enzo Curcurù, Laurence Mazzoni, Paolo Lorimer, Francesco Martucci. Repliche fino a domenica 19. —

Gabriele Rizza

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