Il Tirreno

Arriva “Piccole donne”. «Storia d’amore, arte e soldi attuale e sempre nuova»

Fulvia Caprara
Arriva “Piccole donne”. «Storia d’amore, arte e soldi attuale e sempre nuova»

La regista Greta Gerwig ci riporta nel capolavoro di Louisa May Alcott, da giovedì nelle sale A interpretare le sorelle March: Emma Watson, Saoirse Ronan, Eliza Scanlen e Florence Pugh 

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il film

Storia di donne e lotta di classe, di amore e aspirazioni artistiche, “Piccole donne” (nei cinema da giovedì prossimo) non poteva trovare rilettura migliore di quella firmata da Greta Gerwig, la regista americana più applaudita del momento, capace di immergere l’inossidabile romanzo di Louisa May Alcott nel flusso delle emozioni contemporanee. Non un semplice proto-femminismo attualizzato, piuttosto un’interpretazione vibrante del sentire femminile, di quelle lacerazioni con cui ieri, proprio come oggi, le donne devono misurarsi ogni volta che decidono di essere quello che hanno scelto.

«Volevo raccontare – dice Gerwig – storie di donne che fanno arte, che fanno soldi, che compiono scelte, mettendo in luce come si può portare il coraggio dell’adolescenza nelle nostre vite adulte. Se questa vicenda ci dice ancora tanto, superando le barriere dei luoghi e delle epoche, è perché parla di esseri umani, famiglie e relazioni, a prescindere dall’essere maschio o femmina».

Non è un caso se da allora, leggendo il libro di Alcott pubblicato nel 1868, eserciti di ragazzine abbiano scoperto la propria indole profonda scegliendo il personaggio a cui volevano somigliare, la sorella maggiore Meg (Emma Watson), l’anticonformista Jo (Saoirse Ronan), la dolce Beth (Eliza Scanlen), l’effervescente Amy (Florence Pugh). «Da sempre “Piccole donne” – confessa Gerwig – è parte di quello che sono. E non c’è mai stato un momento della mia vita in cui non sapessi perché Jo è la mia preferita, la persona che volevo essere e quella che spero di essere diventata». Autrice anche della sceneggiatura, Gerwig si è a lungo documentata prima di girare, leggendo lettere e articoli di Alcott per trasferire nella narrazione molta parte del reale vissuto dell’autrice: «Ogni volta che rileggo il libro, in diverse stagioni della vita, trovo qualcosa di nuovo. Iniziando a scrivere il film ho pensato che l’aspetto più affascinante, quello a cui volevo dare maggior rilevo, era la forza con cui le sorelle March, mentre diventano adulte, tentano, in tutti i modi, di tener fede alla loro giovinezza coraggiosa».

Tra le fonti di ispirazioni della regista, le maggiori autrici degli ultimi decenni, da Erica Jong a Ursula K. Le Guin, da Gail Mazur a J.K. Rowling, fino a Elena Ferrante che, ne “L’amica geniale”, parla di “Piccole donne” come testo fondante del legame tra Lila e Lenù, ai tempi in cui avevano pensato di scrivere un libro insieme. D’altra parte la chiave della differenza sociale e dell’emancipazione resa difficile dall’indigenza, è un asse portante della versione di Gerwig, insieme a quello dell’autonomia artistica, da preservare ad ogni costo, per non perdere l’anima, oltre che i soldi: «Sono tutte cose che succedono tuttora, pensiamo a Taylor Swift che non può reincidere il suo vecchio repertorio perché non ne possiede i diritti».

Per rendere credibile la trasposizione 2020 bisognava scegliere interpreti in perfetta sintonia con il pensiero della regista: «Per me Jo – dice la Ronan – è una ragazza di oggi. Greta voleva che fosse più moderna di tutte le altre, nel modo di muoversi e, soprattutto, di parlare. Così il tono in cui Jo si esprime è stato per me la maniera per entrare nel ruolo e dare al personaggio un senso di naturale contemporaneità».

Nei panni della matriarca Marmee c’è Laura Dern «impegnata a creare un modello familiare utopico per i suoi tempi», mentre in quelli della zia March c’è Meryl Streep, più concreta e meno sognatrice: «Fareste meglio a imparare come vivere in questo mondo – dice alle nipoti – perché è molto duro, e a nessuno interessa niente di voi». L’amore giovanile di Jo, quasi «la sua immagine speculare», commenta la regista, è Theodore “Laurie” Laurence, (Timothée Chalamet), ma quando la ragazza si trasferirà a New York troverà nel professor Friedrich Bhaer l’antagonista che critica il suo lavoro, il futuro marito che, come osserva Garrel, «appartiene a quel mondo di intellettuali di cui Jo ha sempre desiderato far parte».

La sorella Amy invece sposerà Laurie e il conflitto con Jo sarà superato dall’affetto: «Il legame tra sorelle – dice la Pugh – è tutto, anche se certe volte si sostengono e altre si disprezzano». Molti anni dopo, sulla parola «sorellanza», il femminismo ha costruito il suo monumento. —


 

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