Gioco
Sax, spazio e spiritualità Dimitri Grechi Espinoza suona in Santa Caterina
LIVORNO. Il sax di Dimitri Grechi Espinoza tornerà a incantare sotto la grande cupola ottagonale della chiesa-gioiello di Santa Caterina a Livorno, uno scrigno che nel cuore antico dei fossi della Venezia presenta tesori d’arte come l’ “Incoronazione della Vergine” capolavoro di Giorgio Vasari, e testimonianze di devozione popolare come il Gesù della Pietà, trasfigurato dal dolore del mondo che il crocifisso prende su di sé.
L’appuntamento è per il giorno di Capodanno alle ore 21,15 in occasione della Giornata mondiale della Pace. Il progetto di Grechi Espinoza rende protagonista lo spazio: “Oreb”, così si intitola, è il nome meno conosciuto con cui nelle fonti bibliche viene chiamato il monte Sinai, luogo di incontro (e di scontro) fra varie culture mediterranee, là dove Dio affida a Mosé le “tavole” della legge che regolerà i rapporti fra l’umanità e l’Assoluto. Sia chiaro, non è una consegna come un pacco di Amazon, il faccia a faccia è con un inconoscibile quanto un cespuglio di rovi che arde, segno di quanto sia incandescente questa materia. Ed è anche il luogo in cui il profeta Elia, stufo di massacri e battaglie, arriva a ascoltare Dio non nelle grandi manifestazioni onnipotenti bensì in uno stormir di fronde.
È su questo crinale di una tensione spirituale verso il trascendente che si muove l’idea del musicista, uno dei talenti più interessanti del jazz italiano, con il cuore aperto al mondo per la sua storia personale con radici livornesi, origini moscovite, legami familiari con il mondo latinoamericano, attenzione a quanto si muove fra le due sponde del Mediterraneo, culla delle differenti declinazioni delle religiosità monoteiste ma senza tracimare nella new age.
Grechi Espinoza lavora da tempo sugli effetti che ha sull’emissione sonora la particolare conformazione dello spazio tutt’attorno. Ma non è una questione tecnica-ingegneristica: a lui interessa «il rapporto fra suono e spazio sonoro e il suo significato spirituale», l’idea di una musica che riscopra, come dice presentando l’evento, «la sua originaria funzione di “dialogo” con il Sacro, nel quale superare differenze di credo, distanze culturali e incontrare se stessi e gli altri nella conoscenza dell’Unità che lega l’intero ordine cosmico». Tant’è vero che il suo sax ha riecheggiato in chiese non solo come quella livornese di Santa Caterina ma anche quella veneziana della Pietà o quella torinese della Grande Madre oppure quella lucchese di San Michele, nella cattedrale di Saint Gilles a Edimburgo, nel chiostro del Sacro Convento di Assisi come nel battistero di Volterra, di Pistoia o in quello straordinario di Pisa (dove pure è stata effettuata la registrazione dell’album). Così come in templi laici della cultura come il Pantheon a Roma o gli Uffizi a Firenze. —
Mauro Zucchelli
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