Toscana
Eike Schmidt: «Avanti tutta con i Nuovi Uffizi, sì alla loggia di Isozaki e nel 2021 il Vasariano»
Il direttore delle Gallerie fiorentine, confermato fino al 2024, traccia il bilancio di un anno di grandi iniziative e anticipa le idee per il nuovo anno
Un anno a pieno regime, questo 2019 ormai sul filo di lana, per le Gallerie degli Uffizi. Il sipario si chiude su un palcoscenico ingombro di iniziative e progetti, fra mostre, presentazioni editoriali, acquisizioni, snodi logistici, nuovi servizi, nuove sale, riassetto e rotazione delle collezioni, interventi di restauro (spazi e opere), ridefinizione dei percorsi di visita e via di questo passo, non senza qualche strascico “politico” e qualche inevitabile polemica. L’album 2019 si srotola sotto gli occhi con un senso di ambizioso, quanto necessario, riassestamento. Molto è stato fatto. Molto ancora resta da fare in vista del 2024 quando (dopo un ventennio) i Nuovi Uffizi dovrebbero finalmente vedere la luce. Ma le basi ci sono. La strada è stata imboccata. Lo sa bene il direttore Eike Schmidt, riconfermato con un secondo mandato, fino al 2023, alla guida del più visitato museo italiano.
Direttore Schmidt, tiriamo le fila del 2019 sul piano artistico.
«Direi che il bilancio di questo anno è segnato innanzitutto da una bella operazione di diplomazia culturale e di collaborazione tra istituzioni, governi e Carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico e culturale. Grazie a una poderosa azione congiunta è infatti ritornato a Palazzo Pitti, dopo 75 anni, il “Vaso di fiori” del pittore olandese Jan van Huysum, trafugato da un soldato tedesco. È stato un bel successo: proprio a Capodanno lanciai l’annuncio-appello per la restituzione e già a luglio il dipinto è arrivato, in tempi inaspettatamente rapidi. Possiamo dire, però, che non è un capitolo chiuso perché ci sono ancora altre 80 opere trafugate da nazisti durante la guerra e vogliamo impegnarci per il loro recupero. Poi, come tutti gli anni, abbiamo avuto un programma articolato di importanti mostre, molte delle quali in occasione delle celebrazione del cinquecentenario della nascita di Cosimo I. Senza dimenticare che abbiamo aperto 14 nuove sale che arricchiscono l’offerta degli Uffizi ai visitatori. In questa ottica si inseriscono anche alcuni importanti restauri, come quello condotto sulla Pala di Sant’Ambrogio di Botticelli, ora di nuovo esposta, collocata dirimpetto alla Primavera».
E sul fronte accoglienza, code, servizi, quali i passi avanti?
«Nei giorni con gratuità abbiamo messo definitivamente a punto il sistema taglia-code, realizzato in collaborazione con l’Università dell’Aquila. È stato un successo perché ai visitatori viene dato un voucher con l’orario di ingresso: questo permette loro di trascorrere il tempo che manca all’appuntamento visitando altri musei, passeggiando, godendosi la città. A Palazzo Pitti abbiamo ottenuto un aumento di frequenze di circa il 25 per cento, certo grazie al fatto che qui viene allestita la maggior parte delle mostre, ma anche grazie al biglietto unificato per tutti i musei inclusi nel Palazzo. Per alleggerire il flusso turistico verso musei meno frequentati, ma non per questo meno importanti, abbiamo allargato l’offerta per chi acquista il biglietto degli Uffizi che ora vale non solo per l’Archeologico, cosa che avviene già dall’anno scorso, ma anche per l’Opificio delle Pietre dure. Poi gli Uffizi versano un adeguato contributo a quelle istituzioni, dando così vita a un circuito virtuoso. Vorrei inoltre ricordare che coi biglietti validi tre giorni, e soprattutto con le varie formule della “carta passepartout” che dura tutto l’anno, abbiamo creato un rapporto fedeltà soprattutto coi fiorentini, ma anche un vantaggio per chi si trattiene a Firenze per un periodo più o meno lungo. Con la carta si entra senza fare la fila, si possono frazionare le visite e ammirare le opere d’arte con calma. Un aiuto lo danno le 200 nuove panchine, con più di 650 posti, solo agli Uffizi. Potrei continuare enumerando le iniziative predisposte dal nostro Dipartimento per l’educazione: mi piace concludere constatando che anche l’allargamento dell’esperienza museale, con l’allestimento di nuove sale e l’assunzione di personale che le tiene aperte, è stata una strategia vincente».
Un versante spinoso è quello legato al prestito delle opere. Il suo parere?
«Tutte le nostre opere d’arte devono essere protette e tutelate con ogni mezzo e ogni tecnologia a disposizione; non possiamo permetterci di compiere leggerezze al riguardo, specie quando si tratta di opere fragili o che hanno comunque problemi di conservazione. Peraltro molte di esse, cito la Primavera e la Nascita di Venere di Botticelli, tutti i dipinti di Leonardo, la Medusa del Caravaggio, non possono lasciare il museo. Questo non vuol dire che siamo contrari ai prestiti, anzi. Nei nostri centri logistici partono e arrivano di continuo opere per mostre sia agli Uffizi che in altre sedi museali. Siamo convinti che la circolazione delle opere, così come stabilito dalle norme, seguendo l’iter amministrativo e in tutta sicurezza, sia positivo per l’arte e la cultura».
Veniamo ai Corridoio Vasariano, da sempre un suo cavallo di battaglia. A che punto siamo?
«Da Roma dovrebbe partire presto il bando di gara, basato sul progetto che abbiamo già presentato a febbraio 2019. L’idea è di aprire entro il 2021. Questo magnifico passaggio sopraelevato sarà dotato di tutti i presidi di sicurezza e di una totale accessibilità, in modo da offrire a chiunque lo desideri una passeggiata nel cuore dell’arte, della storia e della memoria di Firenze».
E sulla annosa questione della loggia di Isozaki?
«L’ho detto da quando sono arrivato nel 2015 e lo ripeto: la loggia va fatta. Il ministro Dario Franceschini ha chiesto, anche ultimamente, che venga costruita, e lo stesso ha fatto anche il sindaco di Firenze Dario Nardella. Aggiungo che si potrebbe realizzare in poco tempo, senza alcun intralcio ai lavori di ampliamento dei Nuovi Uffizi, e anzi in consonanza con essi. Sarebbe importante anche per eliminare finalmente le famigerate gru che disturbano non solo il paesaggio».
Prospettive e progetti per l’anno che arriva ?
«Abbiamo tanti progetti in cantiere per il 2020. Uno in particolare, a marzo, ci vede in trasferta a Roma, in collaborazione con le Scuderie del Quirinale, per la grande mostra dedicata a Raffaello nel cinquecentesimo della morte. Sono anni che ci lavoriamo, sarà una mostra epocale che racconta l’avventura artistica dell’urbinate in maniera nuova. Poi abbiamo un fitto elenco di mostre a Firenze e un programma di nuove aperture di sale come quelle dedicate al primo Cinquecento e agli autoritratti, ma anche un appuntamento cui tengo molto: il restauro della Sala delle carte geografiche, che potremmo chiamare Sala della sindrome di Stendhal, perché qui Dario Argento girò una famosa scena del suo film, una terrazza con vista mozzafiato su Firenze i cui lavori dovrebbero concludersi entro il 2020».
Ultima domanda, la Galleria dell’Accademia. Come stanno le cose?
«C’è la determinazione di rendere l’Accademia di nuovo autonoma, come del resto è stato già approvato nel decreto del Consiglio dei Ministri che entrerà in vigore nella seconda metà di gennaio. Intanto gli Uffizi sono chiamati ad amministrare la Galleria dell’Accademia nel quotidiano, cosa che stiamo facendo da agosto scorso, dopo la scelta presa dall’ex ministro Bonisoli di accorparla agli Uffizi insieme al museo di San Marco». —
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