Attenzione
Dal Messico agli Usa con Valeria Luiselli
Esistono dei «bambini che sono scomparsi, le cui voci non possono essere più udite perché sono andate perdute, forse per sempre». E di quei bambini – con un meccanismo narrativo che mette insieme autofiction, reportage e finzione – la scrittrice messicana Valeria Luiselli, 36 anni passati in giro per il mondo seguendo il padre diplomatico prima di trovare posa a New York, scrive nel suo ultimo libro, osannato dalla critica. È “Archivio dei bambini perduti” (La Nuova Frontiera, pagg. 458, € 20) un libro straordinariamente ambizioso e struggente, che racconta di una famiglia in viaggio e del nostro tempo. Luiselli scrive di una coppia in viaggio con due bambini frutto di precedenti relazioni, racconta di una famiglia cresciuta rapidamente che si trova a fare i conti con una crisi profonda e interiore, dice delle bambine di Manuela, amica della mamma della protagonista, che hanno provato ad attraversare il confine messicano grazie all’aiuto di un trafficante, con il numero della mamma nel colletto, con mille speranze, prima di essere perdute per sempre. Scrive, con una prosa perfettamente resa nella traduzione di Tommaso Pincio, di migrazioni e di abbandoni. Lo fa con una grazia illuminata. Lei sa bene di cosa narra: per lungo tempo si è occupata di uomini e donne in transito dal Messico, facendo la traduttrice volontaria per il tribunale federale per l’immigrazione. Ed è partendo da questo elemento biografico che il viaggio verso l’Arizona della famiglia, alla ricerca degli ultimi apache, diventa una scoperta intima e ugualmente generale sul nostro tempo, sulle nostre ambizioni, sulle nostre violenze. —
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