Il dolore
La Mimì “pericolosa” di Zeffirelli Ecco il Premio Puccini 2019
Torre del Lago, il riconoscimento al soprano Donata D’Annunzio Lombardi Il regista la volle alla Scala mettendo tutti in guardia: «Troppo bella e troppo brava»
È stata quasi tutte. Per prima Musetta, frivola, seducente, generosa. “Pericolosissima perché troppo bella e troppo brava” per definizione di Franco Zeffirelli, il regista che in questo ruolo la vuole alla Scala. «Come Mimì ora sono a 150 recite» sussurra con orgoglio trattenuto Donata D’Annunzio Lombardi, soprano abruzzese, premio Puccini 2019. Lo stesso assegnato negli anni a Renata Tebaldi a Magda Olivero «la grandissima che ha debuttato Tosca a 65 anni», Maria Callas (alla memoria), Raina Kabaivanska, Mirella Freni, Katia Ricciarelli.
Oggi, alle 17,30, a Torre del Lago, nell’auditorium del Gran teatro (via delle Torbiere) il premio Puccini andrà a lei. Musetta, ma anche Cio cio san (Madama Butterfly), Liu, Tosca, Madga che quasi tutte le donne di Puccini le ha debuttate proprio qui, sul lago del Maestro. «Vorrei debuttare anche Minnie (la protagonista di Fanciulla del West), magari entrando in palcoscenico a cavallo come la grande Gigliola Franzoni e sparando colpi di pistola in aria».
A Torre del Lago lei vanta molti debutti pucciniani.
«Direi la maggior parte. Il mio debutto qui è avvenuto nel 2007, nel vecchio teatro, in Musetta, un ruolo che già mi aveva portato ovunque. Con quel ruolo avevo vinto il premio Battistini nel 1991. Poi come Musetta mi aveva voluto Zeffirelli alla Scala nella produzione con il maestro Bartoletti. Nel 2007 lo sostenni a Torre del Lago in contemporanea con l’Arena di Verona. Fu un’estate impegnativa e splendida».
L’inizio di un sodalizio con Torre del Lago, mai più interrotto.
«Torre del Lago ha segnato l’inizio di una nuova fase della mia carriera. A Torre del Lago, una persona mi dette un consiglio: “Hai una vocalità importante. Vuoi debuttare Liù?”. Ho accettato la sfida. Ho studiato molto. E nel 2008, in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dalla nascita di Puccini, debuttai Liù in Turandot. Fino ad allora ero stata un soprano lirico leggero. Da lì ho iniziato un nuovo percorso artistico che mi ha portato a debuttare, sempre a Torre del Lago, Butterfly di cui ho all’attivo 80 recite; Magda ne La Rondine, Suor Angelica e, a Livorno, Manon Lescaut grazie al maestro Paloscia».
Il ruolo al quale è più legata?
«Suor Angelica. Credo che per Puccini questo personaggio rappresenti un transfert emotivo, una traslazione del dolore anche assorbito dalla madre. Scrivendo di Suor Angelica, nella sua penna sono passate tutte le lacrime che aveva intorno. In questa opera, mancando il tradizionale conflitto fra Amore e Morte, in assenza di tensione erotica, la tensione l’amore è sublimato. Lo scontro si consuma fra una fede strutturata e una società ipocrita che non consente il riscatto. Suor Angelica è un quadro di Chagall, etereo, astratto, in cui vicenda si dipana in un luogo diverso dalla realtà».
Quando tornerà a interpretare Suor Angelica?
«A Verona, alla Filarmonica nel 2020, in ottobre. Prima sarà di nuovo Liù a Vienna in estate. E non escludo di tornare presto a Torre del Lago».
Ogni artista ha un modello al quale si ispira. Il suo?
«Io sono innamorata di Renata Scotto, della sua intelligenza interpretativa: quando ho debuttato Liù mi venne a salutare in camerino. Poi, oltre che alla mia maestra Anna Maria Meli, ho un enorme debito di gratitudine per Raina Kabaivanska: all’inizio della carriera partecipai a un suo corso al termine del quale mi scelse come allieva. Mi seguì con affetto e generosità. Come solo le grandi sanno fare: infatti io la seguivo come la Duse e la Bernhardt dei nostri giorni». —
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