Il Tirreno

Cantini Parrini veste “Pinocchio”, i costumi del film in mostra a Prato

di Azelio Biagioni
Cantini Parrini veste “Pinocchio”, i costumi del film in mostra a Prato

Esposti fino al 22 marzo gli abiti di scena e i bozzetti realizzati dall’artista toscano: «Mi sono ispirato a vestiti antichi che colleziono, poi i dettagli fanno la differenza»

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Sono indossati dai manichini i 32 costumi di Massimo Cantini Parrini che il costumista ha realizzato per il film “Pinocchio”. Ma al posto di quei manichini sembra di vedere gli attori che li hanno usati fino a qualche mese fa durante le riprese del film di Matteo Garrone. A ospitare la mostra di questi costumi è il Museo del tessuto di Prato. L’esposizione apre oggi e si potrà visitare fino al 22 marzo.

«È l’esposizione di fine anno – commenta il direttore del museo Filippo Guarini – Anzi è la mostra dell’anno». Si resta estasiati davanti a tanta bellezza usata per realizzare gli abiti che in questi giorni possiamo vedere al cinema. Il costumista è uno dei nomi più grandi nel suo campo, Massimo Cantini Parrini vincitore di tre David di Donatello oltre ad altri importanti riconoscimenti e che ha all’attivo più di 50 produzioni da costumista e molte di queste per registi di fama internazionale. In mostra a Prato 32 costumi, 25 sono stati realizzati dalla Sartoria Tirelli, 5 dalla Sartoria costumi d’arte Peruzzi, 2 da Cospazio 26, mentre le parrucche da Rocchetti e Rocchetti.

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«È un onore entrare da vivo con i miei lavori esposti in un museo come questo», sorride il costumista. «Una mostra – aggiunge Francesco Nicola Marini presidente della Fondazione Museo del tessuto – che tende a valorizzare anche il tessuto e che sottolinea la maestria di questo costumista di grandissimo talento». Il toscano Cantini Parrini si è formato a Firenze al Polimoda fino alla laurea all’università di Firenze in costume e moda. È stato poi allievo del premio Oscar Piero Tosi, scomparso poco tempo fa. Entra nella sartoria Tirelli come assistente costumista e approda al cinema a fianco di un altro premio Oscar, Gabriella Pescucci. Il costumista viene definito archeologo della moda, per via della sua ricerca. Ha infatti una collezione di abiti d’epoca che conta più di 4.000 pezzi. Ed è proprio da questo suo prezioso archivio che Cantini trae ispirazione per i costumi che poi vediamo nei film. «Come gli abiti di Pinocchio – sottolinea la conservatrice del museo Daniela Degl’Innocenti – che sembrano realmente toccati dal tempo, che ne prendono il sapore in maniera reale e conferiscono credibilità al personaggio».

Il costumista fa notare i dettagli sugli abiti: «E i dettagli – afferma – sono quelli che fanno la differenza». Mostra quello di Pinocchio, al centro della sala. «È un abito rosso – spiega – in mezzo a tanti abiti scuri». C’è il costume di Geppetto, il personaggio interpretato da Roberto Benigni. C’è poi l’austero abito di Mangiafuoco e quelli degli altri protagonisti: dal Grillo parlante fino al Gatto e la Volpe, e la Fata Turchina. E poi l’abito della Lumaca, al quale Cantini è più legato e che ha rappresentato come Collodi l’aveva immaginata, con le vesti di una cameriera.

La mostra è articolata in due sezioni: la prima è dedicata al costumista, alle sue fonti di ispirazione con l’esposizione di sette capi d’abbigliamento storico che arrivano dalla sua collezione e dai quali ha preso spunto per gli abiti del film. Su una parete i bozzetti realizzati da Cantini per Pinocchio oltre alle campionature di tessuto. A gennaio uscirà il catalogo della mostra.

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