Gioco
Domenica gli iscritti a Noi Tirreno alla mostra “Arcadia e Apocalisse”
Una visita speciale all’esposizione allestita al Palp di Pontedera Opere d’arte sul paesaggio dal 1850 a oggi: ecco come partecipare
l’iniziativa
Scoprire come è cambiato il paesaggio negli ultimi 150 anni, attraverso la rappresentazione artistica e varie forme espressive. Domenica insieme a 25 lettori registrati alla comunità di “Noi Tirreno” andiamo a visitare la mostra “Arcadia e Apocalisse”, aperta pochi giorni fa al Palazzo Pretorio di Pontedera e che resterà aperta fino a primavera.
Un lungo racconto fatto di numerose opere che documentano vari paesaggi italiani in 150 anni di arte, fotografia, video e installazioni. È ancora possibile iscriversi andando sulla pagina web del nostro giornale, negli spazi dedicati alla comunità Noi Tirreno. Tutti i lettori registrati possono richiedere due ingressi (fino a esaurimento posti) cliccando su noi.tirreno.it/eventi.
L’appuntamento per chi partecipa alla visita guidata è per domenica davanti al palazzo Pretorio in piazza Curtatone a Pontedera alle 10.15. I lettori potranno ammirare le opere esposte seguendo una guida messa a disposizione del Palp. La mostra “Arcadia e Apocalisse” è ideata e curata da Daniela Fonti e Filippo Bacci di Capaci e promossa dalla Fondazione per la Cultura Pontedera, dal Comune (che domenica sarà presente con un assessore), dalla Fondazione Pisa, con il patrocinio e il contributo della Regione Toscana.
L’obiettivo dell’esposizione è indagare il modo in cui il paesaggio è stato percepito e rappresentato artisticamente dal 1850 fino ai giorni nostri, mettendo in luce i cambiamenti estetici e nei codici rappresentativi; cercando al contempo di sensibilizzare la coscienza dei visitatori sul tema del degrado ambientale. Attraverso un lungo racconto che si avvale di opere pittoriche, scultoree, arti decorative, fotografia e digitale – dalla metà dell’Ottocento a oggi – l’esposizione ruota intorno al pensiero creativo sul paesaggio, che ha la capacità di rinnovare profondamente i propri significati, di riflettere le radicali trasformazioni della cultura artistica italiana e della società nel suo complesso. Un viaggio articolato, dicevamo. Non poteva mancare una sezione dedicata ai nostri giorni, agli autori contemporanei come Michelangelo Pistoletto. Il paesaggio presentato nell’ultima sala della mostra è quasi univocamente assunto come elemento di preoccupazione per il degrado. Fa eccezione la rinnovata utopia dei parchi di scultura ambientale, arcadici dialoghi fra arte e paesaggio, documentabili solo attraverso le immagini di un grande fotografo come Aurelio Amendola. —
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