Gioco
Il nuovo Star Wars: questioni di famiglia, introspezioni e humor a ritmo incalzante
Nei cinema “L’ascesa di Skywalker” firmato da J.J. Abrams, capitolo finale (per ora) della saga iniziata nel 1977
recensione
I legami familiari, di sangue e non, che portano alla salvezza o alla dannazione, sono fra gli elementi fondanti dei mondi creati da George Lucas in Star Wars. Un viatico che ritorna con un trionfo di simboli della saga, in “L’ascesa di Skywalker”, capitolo finale della trilogia sequel, da ieri sera nei cinema italiani. Un’uscita che precede di due giorni il debutto in Usa, con previsioni di incassi nel mondo, per il primo weekend, intorno ai 450 milioni di dollari.
Dietro la macchina da presa torna J.J. Abrams, motore del ritorno “nella galassia lontana lontana” e già regista del primo capitolo della nuova trilogia “Il risveglio della Forza” (2015), seguito nel 2017 da “Gli ultimi Jedi” di Rian Johnson, che aveva provato qualche scelta più eterodossa rispetto alla “Bibbia” della saga, attirandosi gli attacchi dei fan più oltranzisti. Abrams azzera, o quasi, i rischi di Johnson, regalando agli appassionati un viaggio dal ritmo incalzante dominato da icone (compresi un paio di cameo a sorpresa) e nuovi miti per la sfida senza appello tra l’Ordine finale dei Sith, guidato dal malefico Imperatore Palpatine (Ian McDiarmid, di ritorno dalla trilogia originale) e la Resistenza del Generale Leia, con Carrie Fisher, scomparsa nel 2016, ma presente in maniera rilevante nel film grazie all’uso di scene non utilizzate per “Il risveglio della Forza”.
Proprio la Forza e il suo lato Oscuro abitano il confronto fra le due figure di riferimento della nuova generazione: la predestinata Jedi Rey (Daisy Ridley) che ha di fronte nuove pericolose domande ed emozioni difficili da controllare nella sua ricerca di identità, e il leader del primo Ordine Kylo Ren (Adam Driver), tra riconoscimento reciproco, rimorsi, dubbi, scoperte e rinascite. Un percorso nel quale si rinnovano i ruoli centrali dei coprotagonisti John Boyega (Finn) e Oscar Isaac (Poe) in un cast che comprende il ritorno di un altro interprete icona della trilogia originale, Billy Dee Williams, per Lando Calrissian, e fra gli altri, Mark Hamill, Anthony Daniels Domhnall Gleeson, Lupita Nyong’o, Joonas Suotamo e Kelly Marie Tran. Fra le new entry, Abrams poi continua a puntare su donne forti: Naomi Ackie, nel ruolo di Jannah, nuova alleata della Resistenza, e Keri Russell nei panni dell’abilissima e ironica Zorri Bliss, furfante intergalattica.
Dopo varie vicissitudini e riscritture, prima di arrivare alla versione finale, Abrams chiude il cerchio con mano sicura, disegnando un’avventura fin troppo carica di elementi (il rischio di esagerare non l’ha spaventato) ma comunque spettacolare, introspettiva e densa di emozioni, alleggerita con sapienza da momenti di humour affidati in particolare alle interazioni con i droidi: C-3PO (Daniels, presente sin dal primo film della trilogia originale nel 1977), R2-D2 e il nuovo arrivato D-O e alla bromance di Finn e Poe. Non si lesinano le citazioni cinefile e artistiche, da “Intrigo internazionale” a “La signora di Shanghai” fino a Escher a Shakespeare.
La saga degli Skywalker può essersi (per ora) chiusa ma la Disney ha intenzione di continuare a esplorare l’universo di Guerre Stellari: si sta iniziando a immaginare un nuovo film, intanto sulla piattaforma Disney+ ha debuttato la serie nata da Star Wars, “The mandalorian”. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
