Il Tirreno

l’incontro 

In Botswana per bloccare i bracconieri di rinoceronti

Michele Falorni
In Botswana per bloccare i bracconieri di rinoceronti

Stefano Borghi, ex caporale della Folgore , è stato ospite delle scuole Guerrazzi

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CECINA. Ex caporale maggiore della Folgore in pensione, Stefano Borghi è già coinvolto in un’altra avventura: sale ancora sugli aerei, ma invece di lanciarsi con il paracadute atterra in Africa, nello stato del Botswana, dove lavora come istruttore antibracconaggio. Un’attività basata sulla formazione e sulla prevenzione, perché l’obiettivo – non quello visto dal mirino di un fucile, però – è tutelare i rinoceronti, gli elefanti e i leoni, tre specie a rischio, e l’ambiente. Domani, mercoledì 18 dicembre, sarà ospite alle elementari Guerrazzi, dove durante la festa di Natale racconterà la propria esperienza da volontario nel continente nero, affascinante e pieno di natura selvaggia. Borghi, medaglia d’oro alle vittime del terrorismo dopo l’esperienza in Afganistan nel 2009, vanta missioni all’estero e dal 2017 ha svestito la mimetica dei paracadutisti per indossare, l’anno successivo, una nuova divisa e immergersi nel mondo, intrigante ma rischioso, dei parchi nazionali africani con il distintivo della Ppa, Poaching Prevention Academy, un’associazione senza scopo di lucro che forma guardie per controllare i bracconieri.

«Dopo il congedo – racconta – ho cercato subito un altro impiego e, parlando con amici, ho colto questa opportunità. Sono divenuto istruttore e ora insegno alle popolazioni locali per renderle partecipi della conservazione. A scuola proietterò un video spiegando come si mantiene l’ambiente, il ruolo del volontariato, il problema del bracconaggio e i progetti di cooperazione». L’addestramento si svolge in tre fasi, che gli africani seguono nei luoghi di residenza, mentre gli europei e il resto del mondo volano in Polonia dove alla fine del primo corso sono qualificati operatori e aiutanti nelle riserve e nei parchi, nei quali resteranno per due mesi di prove. Al termine del secondo si diventa ufficiali di prevenzione al bracconaggio e del terzo istruttori. «L’obiettivo – prosegue Borghi – è sempre la prevenzione. Insegniamo ai nostri allievi a difendere se stessi e gli animali, lavorando sull’osservazione attraverso il binocolo e con la presenza nei punti di ascolto. Il periodo più a rischio sono sempre le tre settimane di luna piena».

Il protagonista di questa storia, complice la conoscenza acquisita negli anni della Folgore, ha già operato in Sud Africa e Namibia, volando nel continente tre o quattro volte l’anno, anche lui da volontario. Qualche dato aiuta a comprendere meglio la situazione. Nel 2014, nel solo Sud Africa sono morti 1215 rinoceronti. Nel 2018, complice il controllo continuo del territorio, solo 769. Basta per avere una risposta e capire come l’antibracconaggio funzioni e ridimensioni questa piaga e il conseguente commercio che da decenni la sostiene, provocando danni irreparabili e nei casi peggiori l’estinzione della specie. L’attività non è certo semplice, poiché le riserve e i parchi sono grandi e gli imprevisti sono la regola. Servono capacità di ragionare e coraggio. Il paesaggio, e la luce che lo illumina, è fantastico. Regala emozioni uniche. Ma a causa dell’uomo corre seri rischi. Per chi fosse interessato ad approfondire, può consultare la pagina Facebook “adotta un ranger” e il portale ufficiale della Ppa.
 

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