Il Tirreno

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Dagli scoop al web, il premio “Ghinetti” a Buffa

Cristiano Marcacci
Dagli scoop al web, il premio “Ghinetti” a Buffa

Al giornalista, 40 anni di professione, il riconoscimento dedicato alla memoria del cronista del “Tirreno” morto nel 1993

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“Quarant’anni di professione, dalla macchina da scrivere al web, raccontando fatti e firmando scoop ma anche, e soprattutto, integrando e sperimentando nuovi modi di comunicare. In lui coincidono le diverse figure del giornalista: quella del classico scrittore, quella del cronista da strada e ancora quella del direttore illuminato e quella dell'innovatore digitale.

Un eroe del giornalismo da quando, nel 1982, finì in carcere per non aver rivelato le fonti dell’inchiesta “Il rullo confessore” sulle torture nella questura di Mestre inflitte ai brigatisti coinvolti nel sequestro del generale americano James Lee Dozier. Un precursore della professione da quando, nel 2007, con un manipolo di giovani giornalisti ha dato il suo contributo alla rivoluzione digitale. Un maestro per tanti giornalisti in passato e, oggi, per una generazione di aspiranti cronisti”.

È con questa motivazione, letta di fronte a decine di studenti delle classi quinte dell’istituto tecnico Cattaneo e del liceo Marconi, che Pier Vittorio Buffa, prima cronista d’inchiesta dell’Espresso e poi direttore dei giornali locali ex Finegil (ora Gruppo Gedi), è stato insignito del premio intitolato alla memoria di Roberto Ghinetti, praticante de Il Tirreno morto nel 1993 all’età di 32 anni.

Il giornalismo, secondo Buffa, non è morto e non morirà. E di lui c’è da fidarsi, dal momento che ha accompagnato per mano la rivoluzione della professione verso il digitale. «I princìpi del giornalismo dei nostri tempi non sono diversi da quelli di ieri. E se la curiosità era, nei decenni scorsi, un elemento imprescindibile lo è ancora di più oggi. Un giornalista non curioso è bene che si riponga. Oggi più che mai è importante che un quotidiano, un organo di stampa, sia al servizio della comunità a cui fa riferimento».

Un giornale di comunità, appunto. È la bussola quotidiana che orienta l’impegno di Fabrizio Brancoli, direttore de Il Tirreno, ieri al fianco di Buffa durante la premiazione. «Con me lavorano persone – ha detto Brancoli – a cui Buffa ha trasmesso il mestiere. Aveva ragione Socrate quando diceva che un maestro con la “m” maiuscola è colui che sa ispirare e per il quale l’ispirazione è una vocazione. Questo è Buffa».

Pienamente concorde Luigi Vicinanza, già direttore de Il Tirreno e attuale condirettore editoriale del Gruppo Gedi: «Buffa ha radici solide nella storia del giornalismo, è immerso nel presente e nel futuro. È stato un maestro di intere generazioni, da lui ho imparato cos’è la cultura digitale».

Insieme a Buffa è stata premiata la giornalista della Gazzetta dello Sport Alessandra Gozzini, sanminiatese doc. A lei il “Ghinetti Giovani”. —

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