Gioco
Il curioso orologio di Castel San Niccolò e la leggenda dei diavoli messi in fuga
Il fascino misterioso e la lunga storia di un borgo antico e suggestivo dove il tempo sembra essersi fermato
Castel San Niccolò è un comune del Casentino il cui territorio è diviso in numerose frazioni che si spingono fino a quasi 1600 metri d’altezza. Le principali sono: Strada anticamente chiamata Borgo alla Strada, Borgo alla Collina e Cetica. Il comune prende nome dal castello che domina dall’alto il paese di Strada. Il poggio su cui è abbarbicato il castello, che fu dimora dei conti Guidi fino al 1349, anticamente era detto Ghianzuolo ed è legato a un’antica leggenda.
Si racconta che questo poggio fosse abitato da diavoli che impedivano agli operai di costruire il castello. Gli operai di giorno si spaccavano la schiena a mettere su pietra su pietra, e i maligni di notte buttavano giù tutto, sicché il giorno dopo si doveva ricominciare daccapo. Per liberarlo da quelle forze oscure il luogo fu esorcizzato più volte, senza successo, finché grazie a una reliquia di San Niccolò – un lembo della sua veste portato sul posto – i diavoli furono cacciati e finalmente si poté edificare il castello. A testimonianza della fuga dei maligni ancora oggi a fianco del castello si può vedere il segno impresso nella roccia conosciuto come “zampata del diavolo”, che poi sarebbe l’impronta degli artigli di Satana affondati nella pietra improvvisamente diventata morbida come cera.
È una leggenda, una delle tante che avvolgono il maniero che nella sua lunga storia è stato testimone di eventi sanguinari. Costruito a difesa del territorio probabilmente intorno all’VIII secolo, un periodo in cui la Toscana era in mani longobarde, è stato una delle rocche più sicure dei conti Guidi da Battifolle, la sua storia va in parallelo con quella della potente famiglia feudale del Casentino. Attualmente è una residenza privata.
Per raggiungere il castello da Strada si attraversa il ponte sul Solano e ci si inerpica per una strada tutta curve fino al borgo. Qui, ad attendere i visitatori, oltre alle atmosfere medievali che sembrano non aver conosciuto il passare del tempo, c’è un’altra curiosità: la torre civica quadrata che presenta su due facciate due grandi orologi, ognuno con una sola lancetta, che riportano sul quadrante solo sei cifre a una distanza di 60° l’una dall’altra. I classici orologi raffigurano i numeri delle dodici ore a 30° l’uno dall’altro.
L’obbiettivo della grandezza e della semplificazione di questi particolari orologi è dovuta al fatto che furono realizzati in modo che i contadini potessero leggere l’ora anche da lontano. Ogni lancetta fa quattro giri nell’arco delle 24 ore: è il sistema nato nel XIV secolo della cosiddetta “ora italica” per cui la giornata è divisa in quattro parti di sei ore. In Toscana di orologi così ce ne sono altri 23 esempi. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
