Il Tirreno

Il “giallo” del Klimt da 60 milioni di euro riapparso dopo 22 anni dove era scomparso

Il "Ritratto di signora" di Gustav Klimt
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Il "Ritratto di signora" di Gustav Klimt

Il “Ritratto di signora” era stato rubato dal museo Ricci Oddi lo hanno ritrovato in un’intercapedine di un muro esterno

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PIACENZA. Un pool di esperti è al lavoro per risolvere il “giallo” del quadro trovato martedì scorso a Piacenza in circostanze incredibili e confermare se davvero si tratta del “Ritratto di signora” di Gustav Klimt, un’opera del valore di 60 milioni di euro rubata 22 anni fa dalla Galleria Ricci Oddi di Piacenza. Esattamente dove è ricomparsa. . Ci saranno dunque da ricostruire anche le modalità di un ritrovamento che ha dell’incredibile. Martedì pomeriggio alcuni giardinieri, mentre ripulivano dall'edera una parete della struttura museale che ospita centinaia di capolavori, hanno scoperto un'intercapedine con uno sportello. L'hanno aperto e hanno visto un sacco nero. All'interno c'era una scatola che conteneva una tela perfettamente conservata e soprattutto identica al capolavoro rubato, con alcuni particolari estremamente significativi.

La notizia ha fatto il giro del mondo e a Piacenza si respira emozione, seppur con cautela. Chi indaga, infatti, non si sbilancia. In Procura, dove è stato aperto un fascicolo per ricettazione, il pm Ornella Chicca coordina un gruppo di lavoro di cui fanno parte i poliziotti della squadra mobile, della Scientifica, che nel pomeriggio ha fatto un sopralluogo alla Galleria, ma anche i carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale e del nucleo investigativo di Piacenza che hanno seguito le indagini in questi anni.

La tela è sotto sequestro ed è custodita in un luogo sicuro. Qui sarà analizzata dagli specialisti chiamati dal Mibact. Un aspetto è reputato cruciale dagli inquirenti: si sa infatti che il quadro originale è stato infatti dipinto dal pittore viennese sopra un altro ritratto di donna con un cappello, esposto a Dresda nel 1912, poi dato per disperso. A scoprirlo fu una giovane studiosa italiana, Claudia Maga, poco prima che il quadro venisse rubato. Se dalle analisi si avrà conferma di questo doppio ritratto, la conseguenza sarà la certificazione della sua autenticità.

Intanto, però, ci sono altri elementi significativi. Sul retro dell'opera ritrovata ci sono i timbri e la ceralacca originale, ma anche cavi di rame che facevano parte del sistema d'allarme dell'epoca.

L'altro fronte delle indagini è legato alla domanda su come e in che momento la tela sia finita nella botola a muro, ora anche questa sequestrata. Saranno fatti accertamenti sulle manutenzioni, per capire quando è stata fatta l'ultima ripulitura della parete. Un'ipotesi è che la tela sia stata nascosta subito dopo il furto, scoperto il 22 ottobre 1997, e avvenuto presumibilmente nei tre giorni precedenti, quando era in corso un trasloco per una mostra al vicino Palazzo Gotico. Non è mai stato chiarito se il capolavoro venne fatto uscire dal tetto (la cornice venne trovata vicino al lucernario) o in altro modo. Una notizia circolata a Piacenza, non confermata, ma neppure smentita dagli inquirenti, farebbe però pensare a un altro scenario, e cioè che l'opera possa essere stata portata via e poi, solo in seguito, per qualche misterioso motivo, riportata. Il sacco che l'avvolgeva, infatti, sarebbe di una società che poteva operare a Piacenza solo in anni successivi al 1997, dopo il 2005. Una circostanza che, se dovesse essere accertata, farebbe pensare a un tardivo pentimento del ladro, per chissà quali motivi. Ma la prima questione da risolvere è sull'autenticità e avverrà in tempi brevi. «Eseguiremo una serie di esami tecnici specifici che in pochissimo tempo ci daranno la certezza», ha assicurato il comandante dei carabinieri Tpc di Bologna, Giuseppe De Gori.

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di Redazione web