Il Tirreno

LA PROPOSTA

Pinocchio, la lettura diventi obbligatoria nelle scuole

Jeanne Perego
Pinocchio, la lettura diventi obbligatoria nelle scuole

La Fondazione Collodi lancia una petizione online e si appella al Ministero: «All’estero è nei programmi, noi lo ignoriamo»

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Pinocchio torna ancora sotto i riflettori, ma non su un set cinematografico - anche se fra poco lo sarà - bensì per un appello partito dalla Toscana, proprio dove è nata la sua storia. Il libro uscito dalla penna di Carlo Lorenzini/Collodi è uno dei più letti al mondo, alcune “classifiche” lo piazzano dietro a pietre miliari della storia dell’umanità come la Bibbia, i Vangeli, il Corano e il Libretto rosso di Mao Tse-tung.

Di certo con i 240 idiomi in cui è tradotto, è tra quelli che vantano il maggior numero di traduzioni: escludendo la Bibbia e tutti gli altri testi religiosi, è superato solo da Il piccolo principe di Antoine Saint-Exupéry che di versioni in altre lingue ne vanta 300. Eppure fino ad oggi Pinocchio è incredibilmente rimasto assente dai programmi scolastici italiani.

PINOCCHIO E LE SCUOLE ITALIANE

Proprio così: in Italia se viene letto tra le mura di una classe è solo perché qualche insegnante che ne conosce la straordinaria valenza formativa decide di offrirlo quasi come un dono ai propri allievi. Invece, succede in molte scuole all’estero. A puntare i riflettori su questa mancanza, cercando di dare una svolta a una situazione paradossale considerando l’italianità del testo, ci ha pensato la Fondazione Nazionale Carlo Collodi lanciando una petizione online sul sito Change.org

LA PETIZIONE

Obiettivo: inserire la lettura di Pinocchio nel programma didattico delle scuole di tutto il Paese. Indirizzato al ministero dell'Istruzione, l’appello sottolinea come «l’opera "Le Avventure di Pinocchio: Storia di un burattino", scritta dall'autore e giornalista italiano Carlo Lorenzini "Collodi", è universalmente considerata uno dei capisaldi della letteratura proprio per la sua valenza didattica e formativa e come espressione della giovinezza. Tuttavia risulta sorprendentemente assente dalle letture adottate nelle scuole italiane, a differenza di altri Paesi che ne prevedono l’obbligo di lettura in classe, nonostante la sua estrema valenza didattica e formativa come metafora della crescita».

OBIETTIVO MILLE FIRME

L’obbiettivo delle 1.000 firme per poter inoltrare la richiesta al Miur si fa già intravedere all’orizzonte: in centinaia hanno già sottoscritto l’appello. Pinocchio è un romanzo di formazione senza tempo, un capolavoro in cui Collodi ha amalgamato fantasia, capacità narrativa e intuizioni geniali, con temi sociali che tanto all’epoca quanto oggi sono di grande attualità: la denuncia dell’ignoranza e della miseria, e delle violenze sociali. Il suo intento pedagogico si ritrova nei valori dello spirito di sacrificio, della tenacia necessaria per il raggiungimento dei propri obbiettivi, della dedizione al lavoro, dell’ubbidienza, della generosità e del rispetto filiale per i genitori. È un miracolo letterario, un racconto che non conosce le ingiurie del tempo, una storia inossidabile che ha attraversato e attraverserà le generazioni.

Quello di Pinocchio per diventare un bambino in carne e ossa è il viaggio individuale che ogni essere umano intraprende nella vita. Un’odissea tra avventure di ogni genere, con incontri non sempre felici, tra tentazioni, pericoli, esperienze e prese di coscienza fino a raggiungere la maturità che si lascia alle spalle la fragilità interiore propria dei minori. Il lieto fine dell’avventura del discolo ma simpatico burattino rappresenta l’evoluzione, la crescita, di chi attraversa le ostilità della vita arrivando a conquistare la coscienza di sé .

La petizione online lanciata dalla Fondazione Collodi arriva a 136 anni dalla prima pubblicazione del libro. Il racconto apparve, infatti, a puntate nel 1881-1882 sul Giornale per i bambini, supplemento del quotidiano fiorentino Il Fanfulla, con il titolo “La storia di un burattino”, mentre la prima edizione come volume è del 1883, con il titolo “Le avventure di Pinocchio”, pubblicata dalla Libreria editrice Felice Paggi che affidò le illustrazioni a Enrico Mazzanti.

 IL BURATTINO DI GARRONE IN ARRIVO AL CINEMA

Quando gli ha proposto la parte di Geppetto, gli ha mostrato una sua foto con la barba e il volto invecchiato. «Roberto è rimasto traumatizzato da quell’immagine, anche perché non gli era mai capitato di cambiare il suo aspetto in maniera così drammatica. “È mio nonno!”, ha esclamato. Poi credo che, con una buona dose di incoscienza, abbia deciso di fidarsi di me, del progetto». Così Roberto Benigni ha accettato di far parte del “Pinocchio” di Matteo Garrone. No, non pensiate che quella del registra romano sia una versione dark del racconto di Carlo Collodi. Il Paese dei Balocchi non sarà una piccola Gomorra. Il film in uscita nelle sale il 19 dicembre sarà una pellicola per famiglie. Anche se il regista lo ha ammesso: «Certo, ci saranno anche momenti oscuri, allucinanti e inquietanti, ma fondamentalmente è una storia scritta per intrattenere i bambini, quindi divertente».

Tra le caratteristiche del film c’è quella di non aver stravolto o attualizzato il romanzo. «Molti spettatori», sorride il regista, «esclameranno: ma guarda quante cose s’è inventato Garrone! In realtà è tutto nel testo, che troppo spesso è stato trascurato». Protagonista, ovvio, è un bambino, il «bionico» Federico Ielapi, 8 anni, romani, trasformato in legno senza effetti speciali ma dal mago del trucco Mark Coulier, già impegnato nella realizzazione dei personaggi di Harry Potter. Non è neanche la prima volta che il regista romano si cimenta con un fantasy di derivazione letteraria: lo aveva già fatto nel 2015 con il Racconto dei racconti. Con Pinocchio si avventura però in un testo ben più popolare e già ampiamente saccheggiato dal cinema. Eppure, a stare alla critica, promette di lasciare il segno.

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