Gioco
Come tre Grazie imponenti ci sbalordiscono Le porte del Battistero sono di nuovo insieme
Conclusi dopo 30 anni i complessi restauri: anche il portale opera di Andrea Pisano accanto a quelli del Ghiberti
Le Tre Grazie, imponenti e bellissime, dorate e austere nel loro singolare splendore, sono di nuovo insieme. Le tre porte del Battistero spiccano il volo nel grande spazio loro destinato, al centro del Museo dell’Opera del Duomo, la così detta Sala del Paradiso. Per questi giganti, 5 metri di altezza per 3 di larghezza, capolavori in bronzo e oro, del peso di svariate tonnellate ciascuno, è un volo di riconciliazione. Una mistica lievitazione. Che in realtà è la nostra, noi visitatori che increduli le ammiriamo con un qualche sussulto di sbalordimento. Separate 30 anni fa per essere restaurate, le tre porte del Battistero di San Giovanni ritrovano la loro trinità.
La prima a sottoporsi all’intervento di restauro fu l’ultima realizzata, la più celebre, quella sensazionale Porta del Paradiso che vide Lorenzo Ghiberti impegnato dal 1426 al 1452. Fu anche la prima a entrare al museo nel 2012 dopo 27 anni di lavoro che comportò persino un trasferimento a Parigi per esser dorata con il metodo ad amalgama di mercurio “fuori legge” in Italia per la sua tossicità. Poi fu la volta della Porta Nord, la seconda in ordine di tempo a essere realizzata, sempre del Ghiberti, fra il 1402 e il 1424, all’antico splendore restituita nel 2015 dopo tre anni di lavoro (e quattro milioni di euro) al fiorentino Opificio delle Pietre dure. Ora, al termine di un secondo triennio di lavori, finanziati con un milione e mezzo di euro dall’Opera di Santa Maria del Fiore, il percorso finalmente si chiude. La Porta Sud, che delle tre è la più antica, la prima a uscire nel 1336 dalla bottega di Andrea Pisano (che fu discepolo e collaboratore di Giotto) prende il suo posto alla destra della Porta del Paradiso.
La porta di Andrea Pisano si compone di 28 formelle, di cui 20 con episodi della vita di San Giovanni Battista e 8 con figure emblematiche, intervallate da 74 fregi, una superba intelaiatura costellata di 48 teste di leone, simbolo di Firenze, una delle quali andata perduta nell’alluvione del 1966. L’intervento, che ha coinvolto un’equipe di 14 restauratori, ha portato alla luce ciò che resta della doratura originale sulle parti scultoree delle formelle, dei profili e di molti particolari decorativi, nascosta sotto spessi strati di deposito e alterazioni della lega metallica. «Le tre porte del Battistero – dice Timothy Verdon, direttore del museo – sono state restaurate prima d’ora solo una volta, tra il 1946 e il 1948, al loro rientro a Firenze dopo essere state smontate e portate in segreto sotto una galleria ferroviaria a Incisa Valdarno per proteggerle dai bombardamenti della guerra. Ora si viene a creare un unicum tra le grandi collezioni del mondo: la concentrazione di più esempi, strettamente collegati tra di loro, di una delle più importanti categorie di arte monumentale, quella appunto della porta di metallo istoriata. Dalla arcaica solennità di Pisano alla grazia coreografica della prima porta del Ghiberti, al dramma carico di sorprese della Porta del Paradiso, la sala rivela cinque generazioni: dall’epoca di Dante a quella in cui nacque Leonardo».
Dopo la Porta Sud, ad Andrea Pisano saranno affidate le più importanti imprese scultoree fiorentine del secolo: morto Giotto, sarà incaricato di portare avanti i lavori del Campanile di cui realizzerà 8 delle grandi statue e 48 dei 52 rilievi, anch’essi esposti al museo. Sul Battistero le porte originali sono state sostituite da copie realizzate dalla Galleria Frilli di Firenze. —
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