Attenzione
«Siamo vecchi, ma senza nostalgia» Gli Who tornano e graffiano ancora
A 13 anni dal precedente ecco il nuovo album di inediti della band di Pete Townshend e Roger Daltrey
A tredici anni di distanza dal loro ultimo lavoro di studio (“Endless Wire” del 2006) The Who tornano con un nuovo disco. Da oggi è disponibile “Who”, 11 brani originali firmati da Pete Townshend, uno co-firmato Pete Townshend/Josh Hunsacker e un altro composto dal fratello Simon Townshend. A distanza di 54 anni dal primo Lp (“My Generation”) i superstiti della band mantengono inalterato il loro marchio di fabbrica e la loro impronta sonora.
Non ci si può sbagliare: l’album “Who” datato 2019 è proprio dei Who. A tratti sembra un tributo, senza nostalgia, a se stessi. Certo le chitarre “grattano” di meno, la voce di Daltrey è un po’ appesantita ma resta pur sempre notevole. Townshend con questo disco ha guardato sostanzialmente il proprio ombelico musicale, ha fatto tesoro del patrimonio del passato. Tuttavia è un disco collocabile nelle parti alte di una ipotetica classifica dei lavori della band. È un lavoro di buona caratura, fresco, moderno e con alcuni episodi addirittura spiazzanti e aperture stilistiche importanti.
Fuori dal proprio orticello The Who sfiorano in country, il jazz e le grandi melodie orchestrali. Quindi, sebbene legato al passato, questo disco fa anche un passo avanti. Roger Daltrey lo considera tra i loro album più potenti. «Penso – dice il cantante – che sia il nostro miglior album da “Quadrophenia” nel 1973. Pete è ancora un cantautore favoloso». Gli fa eco il chitarrista dicendo: «Quasi tutte le canzoni di questo album sono state scritte l’anno scorso. Non c’è nessun tema, nessun concetto, nessuna storia, solo una serie di canzoni che io e mio fratello Simon abbiamo scritto per dare a Roger Daltrey la giusta ispirazione per far rendere al meglio la sua voce. Roger e io – prosegue Townshend – siamo vecchi ormai, quindi ho cercato di stare lontano dal romanticismo e dalla nostalgia, se possibile. Non volevo mettere a disagio nessuno. I ricordi vanno bene, ma alcune canzoni si riferiscono alle cose di oggi». E molto variegati sono anche i testi delle canzoni che trattano tra l’altro del fuoco della Grenfell Tower, il furto musicale, la spiritualità, la reincarnazione, il potere della memoria.
Oltre a Roger Daltrey e Pete Townshend, all’album hanno lavorato il batterista Zak Starkey (il figlio di Ringo), il bassista Pino Palladino, Simon Townshend, Benmont Tench, Carla Azar, Joey Waronker e Gordon Giltrap. La colorata copertina è dell’artista pop Sir Peter Blake, amico di lunga data dei due e collaboratore già in passato della band.
Gli Who inizieranno un tour nel Regno Unito accompagnati da un’orchestra di 40 elementi in primavera. Non si hanno notizie per ora di un tour internazionale. —
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