Gioco
Il rebus, forse templare, dei bassorilievi dell’antica Pieve di Vico Pancellorum
La chiesa del borgo è attestata prima dell’anno Mille, ma sarebbe stata risistemata nell’XI secolo
A 555 metri sul livello del mare, a quindici chilometri e mezzo da Bagni di Lucca, nell’ultimo dei paesi sul versante destro del torrente Lima, la facciata di un’antica pieve conserva un mistero. La pieve è quella di San Paolo a Vico Pancellorum, una delle frazioni di Bagni di Lucca. Che è andata sempre più spopolandosi: oggi nel borgo vivono un centinaio di persone, nel 1833 erano 524.
La pieve, il gioiello romanico che accoglie i visitatori all’arrivo a Vico Pancellorum, è una delle più antiche della Val di Lima, come risulta da un documento dell’anno 873, una “charta promissionis” in cui il presbitero Alpari comunica al vescovo Gherardo l’intenzione di versagli 36 soldi all’anno finché terrà la pievania “Plebem e S. Pauli in Vico Panuceulorum”. Gli studiosi fanno però risalire la costruzione attuale all’XI secolo, probabilmente sui resti della pieve citata in quel documento.
Tipica chiesa a impianto basilicale a tre navate, separate da pilastri sovrastati da capitelli con decorazioni antropomorfe e geometriche, la pieve di Vico Pancellorum conserva una grande statua lignea di San Paolo (XV secolo), un crocifisso in legno scolpito (XV secolo), un’acquasantiera in marmo (XVI secolo), i resti di un affresco con figure di apostoli (XIV secolo) e un tabernacolo in marmo (XV secolo) che potrebbe essere attribuito alla bottega del Civitali. L’aspetto più affascinante di questa pieve, però, si trova sulla sua facciata, sull’architrave in pietra che sormonta il portale d’ingresso, dove sono scolpite in bassorilievo cinque figure: il Cristo imberbe crocifisso tipico dell’arte paleocristiana, un albero della vita, un cavaliere con una spada in mano pressoché irriconoscibile perché misteriosamente è stato scalpellato via, una grande scacchiera e una Madonna in trono con il Bambino tra le braccia. Figure equamente distanti, collegate tra loro in una sorta di un misterioso rebus allegorico che ancora non è stato completamente decifrato, forse un richiamo al Nuovo Testamento, ipotesi che potrebbe essere confermata solo potendo decifrare la figura centrale che chissà perché è stata cancellata, forse un messaggio che potrebbe ricondurre l’opera alle simbologie dei templari.
La grande scacchiera – una delle prime rappresentate in Italia visto che gli scacchi arrivarono in Europa dal mondo arabo intorno all’anno 1000 – avvalorerebbe questa seconda ipotesi, dato che il gioco è identificabile con questi monaci guerrieri che riprodussero la scacchiera anche nel loro vessillo, il Beauceant, diviso in due parti simmetriche, una bianca e una nera, a rappresentare l’aspetto spirituale e quello temporale del loro mandato. Molti edifici sacri legati ai templari mostrano pavimenti a scacchiera con alternanza di bianco e di nero, come riferimento alla eterna a lotta tra il Bene e il Male, tra l’Istinto e la Ragione. —
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