Sicurezza
«La mia Tosca che Puccini tagliò» Chailly, debutto speciale alla Scala
«Non è detto che questa versione sia migliore, ma il pubblico deve conoscerla Sabato la prima in diretta su Raiuno. «Un capolavoro che fonde quattro generi»
ALBERTO MATTIOLI
Road map di Tosca alla Scala: ieri la conferenza stampa, domani la primina per i giovani, sabato alle 18 la primona e per tutti, in diretta su Raiuno. Riccardo Chailly spiega che non sarà il solito Puccini, e perché.
Chailly, perché scegliere proprio Tosca per il 7 dicembre?
«In effetti è curioso che Tosca non sia mai stata l’opera inaugurale della stagione. Tanto più che alla Scala ha una grande tradizione: debuttò già nel marzo 1900, appena due mesi dopo la prima assoluta di Roma. Che sia un capolavoro non c’è bisogno di dirlo».
Ma sarà un capolavoro nuovo.
«Alla Scala ascolteremo la prima versione dell’opera, secondo l’edizione critica di Roger Parker che Ricordi ha stampato da pochi mesi. Già dieci anni fa, studiando la copia anastatica del manoscritto, mi avevano incuriosito le parti tagliate da Puccini prima della “prima” milanese. Puccini correggeva di continuo se stesso, sempre togliendo e mai aggiungendo: in questo caso, intervenne in otto momento dell’opera».
In sintesi, quali?
«Nel primo atto, nel duetto fra Tosca e Cavaradossi e nel Te Deum, che è diverso e senza gli ottoni a rinforzo del coro. Nel secondo atto, ci sono nuove battute per Spoletta, un dialogo fra Scarpia e Tosca dopo Vissi d’arte e quattordici battute assai concitate, direi quasi espressioniste, dopo l’uccisone di Scarpia. Nel terzo, ci sono alcune differenze dopo l’esecuzione di Cavaradossi e il finale è molto più lungo, con il tema di E lucevan le stelle che torna in fortissimo. È ovvio come un finale del genere sia una vera sfida per il regista, perché il suicidio di Tosca dura quasi il doppio».
L’obiezione che si può fare è la solita: se Puccini questa musica l’ha tagliata, perché eseguirla?
«Perché è un’occasione di conoscenza ulteriore. Non voglio dire che questa Tosca sia “migliore” di quella cui siamo abituati né che d’ora in avanti sia quella che va sempre eseguita. Voglio semplicemente far conoscere tutta la musica che Puccini ha scritto per quest’opera.
Non sostituiamo niente alla “solita” Tosca, ma le aggiungiamo nuovi elementi. Non togliamo nulla alla sua bellezza; semplicemente, la completiamo».
Diceva Fedele D’Amico che Tosca è un’opera espressionista; anzi, cronologicamente, la prima opera espressionista della storia.
«Non mi spingerei così lontano. Certamente però nelle battute ritrovate dopo l’uccisione di Scarpia si sente che siamo veramente alle soglie dell’espressionismo: sembra che le abbia scritte Berg. Per il resto, è fuor di dubbio che Tosca sia anche un melodramma a tinte forti: amore, gelosia, omicidio e suicidio per amore i suoi elementi».
Un’opera più complessa di quanto si pensi comunemente.
«Una combinazione di almeno quattro generi: il dramma di carattere, il thriller psicologico, il grand guignol e il dramma storico. Per nulla semplice per chi deve interpretarla. Se c’è un autore dove nulla è “facile” è proprio Puccini, la cui scrittura è sempre estremamente complessa. A leggerla bene, tutta l’opera è costruita su 17 temi che diventano una ragnatela claustrofobica da cui non si esce. Sta all’interprete far sembrare facile ciò che è difficile. Nel preparare questa edizione ho sempre tenuto presente il libro fondamentale di Luigi Ricci, Puccini interprete di sé stesso».
Alla Scala completerà l’integrale pucciniana?
«A parte il Trittico che ho già diretto qui nel 2008 ed è stata la mia ultima collaborazione con Luca Ronconi, sì, vorrei arrivare all’integrale». —
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