Il Tirreno

«L’uomo Vitruviano era un codice segreto Così le opere rispettavano i parametri divini»

«L’uomo Vitruviano era un codice segreto Così le opere rispettavano i parametri divini»

La scoperta dello studioso Roberto Concas diventa un libro e una mostra a Cagliari 

3 MINUTI DI LETTURA





la teoria

Trenta anni di riflessione, sette anni di ricerche per capire che L'Uomo Vitruviano di Leonardo è l'immagine dell'algoritmo segreto che gli artisti hanno usato dal IV al XVIII Secolo per «certificare» le proprie opere come ispirate dalla Divina Proporzione. Per cinque secoli il disegno avrebbe nascosto un inganno, ovvero che sarebbe stato realizzato per dare forma in modo criptato al segreto dei segreti: l'antichissima formula aritmetica e geometrica che le botteghe usavano e tramandavano solo tra di loro, in osservanza dei parametri della Chiesa, per realizzare ogni tipo di opera. È lo studio, affascinante come un thriller, che ha realizzato lo studioso Roberto Concas, storico dell'arte già direttore dei Musei Nazionali di Cagliari. Il suo lavoro sarà oggetto di due volumi editi da Giunti e una grande mostra a Cagliari. La prima cosa che ha capito Concas è che il disegno realizzato da Leonardo nel 1490 contiene due uomini in diverse età della vita - forse addirittura tre - e va guardato allo specchio per riportare alla luce l'immagine vera del disegno e dare un senso a quelli che finora era considerati «errori». «Tutto è iniziato - spiega Concas - dalle domande che mi sono posto sui Retabli della Sardegna, le caratteristiche pale d'altare. Perchè, mi chiedevo, hanno questa forma particolare a tre? Non c'erano risposte. Ho cercato per 30 anni. Poi ad un certo punto trovo l'algoritmo che mi fa capire quale sia la parte centrale e quale quella laterale. Ma era solo l'inizio. Nel 2012, guardando l'Uomo Vitruviano noto una proporzione simile nella riga sotto: due parti più piccole una centrale più grande. È stato come aprire una scatola dopo l'altra, ogni soluzione me ne apriva tre insieme. Ho iniziato a capire che il disegno contiene due volti. L'occhio destro è di un uomo maturo, quello a sinistra di un volto più giovane. Mi è venuta intuizione, se ha sempre scritto a sinistra ha imparato usando lo specchio...anche qui usa lo specchio per ricostruire la figura completa. E le misure mi hanno dato ragione». Quindi due uomini di età diversa, ma disegnati per rappresentare quella che il matematico Luca Pacioli definiva come la scienza segretissima della Divina proporzione: un «sistema d'insieme, rilevabile con misure micrometriche, regole della geometria piana, calcoli aritmetici e infine con l'uso di un banalissimo specchio. Leonardo temeva che potesse perdersi per strada quella regola che era stata usata da architetti, artisti, letterati e poeti. Usata per la prima volta nell'Arco di Costantino, ma anche nella Pietà di Michelangelo e nella Gioconda. Erano regole semplici in fondo, così anche Raffaello faceva capolavori stando nelle regole. L'algoritmo dal quarto secolo, quando la religione cristiana diventa religione di stato, fino al diciottesimo, serviva a diffondere e difendere le corporazioni. Per essere riconoscibili e certificarsi. Non bastava disegnare una Madonna, andava fatto secondo le regole segrete, che in modo semplificato potrebbe definire della 'doppia spiralè, che ha un significato filosofico molto antico, riconoscibili solo da alcuni....» Se Leonardo avesse svelato che L'Uomo Vitruviano era tutto questo, racconta ancora Concas, «lo avrebbero messo al rogo». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa