Il Tirreno

la storia 

Il lungo viaggio del trittico del Quattrocento che il parroco e il paese hanno riportato a casa

Alessandra Vivoli
Il lungo viaggio del trittico del Quattrocento che il parroco e il paese hanno riportato a casa

L’opera del Maestro di Sant’Ivo è tornata ad Avenza grazie a una colletta alla quale ha partecipato tutta la comunità

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Un parroco di provincia. Una grande opera commissionata nel 1438. Un’asta spuntata al ribasso per 160.000 euro. E un piccolo miracolo: quello che don Marino Navalesi, 43 anni, sacerdote della parrocchia di Avenza, ha portato a compimento.

Questi gli ingredienti di una bella storia di paese. Una di quelle che scaldano il cuore e che, sicuramente, ha risvegliato l’orgoglio di tredicimila anime, della comunità di Avenza, una frazione incastonata fra il mare e Carrara, famosa fino ad oggi per la sua fortezza, la torre di Castruccio. E da oggi in poi per il suo trittico, il trittico Ringli riportato dove doveva stare, all’interno della chiesa di San Pietro. A commissionare l’opera, nel 1438, fu Pietro di Giovanni Ringli, castellano di origine svizzera, qui inviato da Francesco Sforza a presidiare la via Francigena. All’artista, noto come Maestro di Sant’Ivo per la paternità della tavola dedicata al Santo oggi all’Accademia di Firenze, si riconducono una cinquantina di opere, presenti in musei di mezzo mondo.

In questa storia di cuori e di orgoglio c’è anche un altro protagonista: un gallerista d’arte milanese che ha dato il suo piccolo contributo e ha fatto in modo che il cerchio si chiudesse. Che il trittico, ricomposto (era stato diviso in tre pale) tornasse ad Avenza. L’opera era infatti arrivata a Milano, alla Galleria Salamon, specializzata in dipinti di alta epoca. Matteo Salamon, che oltre che gallerista è appassionato storico dell’arte, l’ha scoperta e acquistata nel 2018 ad un’asta di Christie’s a Londra, riportandola in Italia.

Nei secoli, l’opera è stata oggetto di molti passaggi di mano: non si sa in quale circostanza e perché sia stata tolta alla parrocchia e alla devozione dei fedeli di Avenza, fatto sta che le prime notizie portano a Genova alla metà dell’Ottocento. Sul finire del secolo la si ritrova a Roma, dove, nel metterla in vendita e facilitarne l’acquisto, il trittico venne smembrato, per la possibilità di cedere singolarmente le tre figure. Ad acquisire tutte e tre le parti fu un collezionista tedesco, poi trasferirsi in America, salvo tornare, con la sua collezione, nel 1956 in Germania. Nel 1996 il trittico, passato ad altra famiglia tedesca, venne battuto da Sotheby’s a New York. Infine la ricomparsa sul mercato a Londra e il ritorno in Italia grazie all’acquisto deciso da Matteo Salamon.

Fin qui la storia. Poi arriva quella che, all’inizio, sembrava solo un’utopia.

Don Marino, la domenica della scorsa Pasqua, annunciò ai fedeli il suo sogno, quello di riportare a casa le effigi dei tre santi protettori del luogo; San Pietro Apostolo, Sant’Antonio Abate e Maria Maddalena, Santo titolare della parrocchia, il primo, mentre Sant’Antonio Abate e la Maddalena lo erano di due antichi ospedali-ospizi nati, nel territorio, a servizio dei pellegrini della via Francigena.

Davide contro Golia. Un parroco di provincia entra nel mercato dell’arte, quello con molti zero. Nonostante il prezzo quasi dimezzato proposto da Salamon, coinvolto anche lui in questa impresa, si tratta comunque di sborsare 160.000 euro. La chiesa di Avenza tutti quei soldi insieme non li ha mai visti. È una cifra che fa tremare i polsi. Ma don Marino, il parroco, ha fatto leva sull’orgoglio di un paese, di una comunità e sulla certezza che i suoi avenzini ce l’avrebbero fatta. Di questo il piccolo grande parroco non ha mai dubitato.

Proprio per tenere distinta questa partita dall’attività della sua parrocchia, don Marino ha aperto un conto corrente dedicato a questa impresa presso la filiale di Avenza della Banca Carige e il suo appassionato appello non è caduto nel vuoto: c’è chi ha dato anche solo 30 euro, non potendo di più, e chi ha offerto cifre maggiori. Qualche aiuto è venuto anche da fuori parrocchia. Una catena di solidarietà: alla fine il miracolo si è compiuto. Il trittico è tornato a casa. E Avenza, il paese che ha di fatto adottato il parroco nato in Lunigiana, ha festeggiato per tre giorni.

Ieri, l’ultimo atto: la scopertura del dipinto sistemato nella chiesa. E in chiesa sono arrivati in centinaia, oltre quattrocento, tanto che la metà è rimasta fuori. Per il trittico ritrovato è arrivata la banda cittadina, le bandierine sulla piazza e una cena semplice, proprio come quelle di paese. Panigacci, zucchero filato e i piatti preparati dai parrocchiani. Un piccolo miracolo e una piccola cena. In questa storia di grande c’è soltanto il cuore. –



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di Redazione web