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Il Premio Modigliani a tre artisti della nuova generazione

Gabriele Rizza
Il Premio Modigliani a tre artisti della nuova generazione

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LIVORNO. Il Premio Modigliani nasce nel 1955 per iniziativa del Comune di Livorno, nel quadro di un più ampio progetto culturale legato alla ricostruzione della città uscita malconcia dai bombardamenti della guerra. In quegli anni riaprirono la Biblioteca labronica, la Pinacoteca dedicata a Fattori e ai Macchiaioli e fu inaugurata la Casa della Cultura ospitata nel restaurato Cisternino. Il Premio che nel nome evidenziava l’attenzione alla modernità cosmopolita, oltre i linguaggi postmacchiaioli allora dominanti nella realtà cittadina, ebbe vita breve. E nel 1967 chiuse i battenti. Oggi, dopo oltre mezzo secolo, a nuova vita restituito, il Premio Modigliani torna alla ribalta.

E si è dato alcuni obiettivi ben precisi, in linea con i propositi originari: valorizzare la ricerca artistica contemporanea favorendo le nuove generazioni; incrementare la collezione artistica della città; aprire le porte agli artisti internazionali. Promosso sempre dal Comune di Livorno con la direzione scientifica del Centro per l’arte contemporanea “Luigi Pecci” di Prato e realizzato grazie al sostegno del Ministero, il Premio Modigliani ha nominato i vincitori per il 2019.

La giuria composta da Cristiana Perrella (direttrice del Pecci), Alessandra Poggianti, Ludovico Pratesi, Paola Tognon e Andrea Viliani, ha incoronato Ludovica Carbotta (torinese, classe 1982), Alex Cecchetti (nato a Terni nel 1977) e Adelita Husni-Bey (milanese classe 1985) le cui opere verranno esposte nel corso del 2020 in una mostra collettiva organizzata nell’occasione del centenario della morte di Amedeo Modigliani all’interno di un programma di iniziative che «nel segno di questa personalità eccezionale e unica nel quadro dell’arte moderna, aprano la città a percorsi che guardino al futuro ed all’incedere della modernità mentre andranno ad arricchire il prestigioso nucleo della collezione d’arte della nostra città», ha ricordato l’assessore alla cultura di Livorno, Simone Lenzi. «Con il ripristino del Premio – ha sottolineato a sua volta la vicepresidente della Regione, Monica Barni – non solo ricordiamo e ci colleghiamo a un artista che a cento anni dalla morte è ancora attuale nel percorso dell’arte ma puntiamo a creare un laboratorio d’idee e di progetti che invitino sempre più ampi settori della società a guardare al futuro e alle nuove sfide che ci attendono».

Il lavoro di Carbotta è il risultato di un progetto evolutivo iniziato nel 2016 che vede l’artista impegnata nella costruzione di una città ideale, su un modello urbanistico creato per un solo individuo. Alex Cecchetti crea una coreografia «come un essere cosciente, divisa tra il desiderio di esporsi e la negazione della rappresentazione». Adelita Husni-Bey propone nel suo video un’azione di protesta in cui i manifestanti costruiscono villaggi sospesi e vivono tra gli alberi con il fine di impedire il disboscamento delle foreste. Carbotta vive e lavora a Barcellona, Cecchetti si muove fra Parigi e Londra, Husni-Bay si è trasferita a New York. —

Gabriele Rizza

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