Il Tirreno

INTERVISTA

Ezio Mauro: «Racconto la caduta del Muro, ma oggi i muri sono nelle nostre teste»

Barbara Antoni
Ezio Mauro: «Racconto la caduta del Muro, ma oggi i muri sono nelle nostre teste»

L’ex direttore di Repubblica oggi, venerdì 29, a Lucca con la lettura teatrale dei suoi reportage su Berlino ai tempi della Ddr e della cortina di ferro 

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LUCCA. L’Europa divisa per ventotto anni da un Muro di oltre centocinquantasei chilometri di lunghezza per quattro di altezza. I gendarmi in costante allerta alla stazione di Berlino Est: le fughe di cittadini dell’allora Ddr, erano all’ordine del giorno: si infilavano nei sottofondi dei sedili negli scomparti dei vagoni, se non addirittura rischiavano la vita aggrappandosi disperati alla “pancia” dei treni, sotto, fra le ruote, per sfuggire a un regime. Qualcuno veniva scoperto e arrestato, qualcuno moriva nel disperato tentativo di conquistare una vita libera in un paese dell’Ovest. Qualcuno riusciva nell’impresa, e seppure con fatica provava a rinascere.

Cronache ordinarie di una storia abbastanza recente, mezzo secolo fa poco più. Cronache crollate con il Muro, la notte del 9 novembre del 1989: le immagini sono impresse negli occhi e nella mente di tutti.

Questa sera, venerdì 29, (alle ore 21) sul palcoscenico dell’auditorium di San Francesco a Lucca, la fine di un’epoca rivivrà nella lettura teatrale “Berlino. Cronache del Muro”, di Ezio Mauro, firma del giornalismo che davvero è difficile presentare. Solo due dati della sua carriera professionale: direttore de La Stampa dal 1992 al 1996 e de La Repubblica dal 1996 al gennaio 2016. Nei giorni della caduta del Muro era corrispondente dall’Urss per La Repubblica.

Mauro, come ha vissuto il momento della caduta del Muro, quali sono le emozioni che ricorda di più di quel momento?

«Ho ancora presente la sensazione della capitale dell’impero che si stava disgregando. La notte in cui il Muro è caduto mi trovavo a Mosca. Venti giorni prima con altri giornalisti avevo seguito Gorbaciov a Berlino, dove aveva incontrato Erich Honecker (all’epoca segretario generale del Comitato Centrale del Partito di Unità Socialista di Germania della Germania Est, ndr). Fuori dal palazzo dove si svolgeva l’incontro tra i due politici, i tedeschi di Berlino Est invocavano il presidente dell’Urss: “Gorbaciov, aiutaci”. Quella sera che il Muro cadde, scrissi i pezzi per il mio giornale: era tardi, dovevamo scrivere veloci. Poi chiamai subito il mio amico Andrea Bonanni, giornalista del Corriere della Sera. Ricordo che era all’incirca mezzanotte. Ci demmo appuntamento per vederci subito».

Cosa faceste quella notte di novembre, a Mosca?

«Scendemmo in strada. E camminammo per due ore di seguito. E camminando discutevamo, cercavamo di capire, insieme, quali sarebbero state le ripercussioni della caduta del Muro».

Quale fu la conclusione di questa vostra riflessione?

«Pensammo che finalmente la democrazia avesse vinto. Lo pensammo davvero in quel momento».

Quella conclusione di trent’anni fa è ancora valida pensando alla realtà dei nostri tempi?

«Oggi si pensa che la democrazia possa separarsi dal controllo liberale. Per questo ritengo che la partita della democrazia, allo stato attuale, sia ancora aperta. La caduta del Muro è stata un fatto epocale, ma ha restituito la libertà a quel popolo».

Perché ha pensato di realizzare uno spettacolo sulla caduta del Muro, per invitare ancora le persone a riflettere anche sui muri che esistono, tuttora?

«La lettura teatrale nasce dal lavoro che sto facendo per La Repubblica sul Muro. Quest’anno per il trentennale da quell’evento, ho realizzato un reportage ogni mese per il giornale: manca solo quello di dicembre. Da questa esperienza è nato un libro (“Anime prigioniere. Cronache dal Muro di Berlino”, collana Fuochi, Feltrinelli, ndr), un audiolibro e un film. E anche uno spettacolo teatrale, quello che rappresenterò a Lucca e che sta toccando molte città in Italia».

In cosa consiste la lettura teatrale?

«La rappresentazione scenica è curata da Carmen Manti e Massimiliano Briarava. Proietto immagini su un grande schermo del Muro che divide. Racconto la sua nascita, racconto le fughe, i morti nel tentativo di fuggire, il confronto fra l’allora Urss e la Ddr, ma anche i movimenti di protesta e di opposizione che erano nati a quel tempo a Berlino Est. Mese per mese raccontiamo l’anno 1989, un anno che poteva definirsi “dei miracoli”. Per due volte facciamo sentire la musica di “Heroes” di David Bowie. Molti artisti all’epoca andavano a Berlino per registrare agli Hansa Studios».

In una dichiarazione ha spiegato che “oggi tutto è ricomposto, la città e il Paese, la storia e la tragedia, come se la caduta del Muro contenesse il principio ordinatore della nuova Europa, finalmente libero dal sortilegio che lo imprigionava. Un miraggio già svanito”. Svanito. Davvero?

«Oggi i muri sono nella nostra testa, nascono dai nostri giudizi e dai pregiudizi». —
 

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