Gioco
Pietro Aretino, l’influencer del Cinquecento che con la penna faceva tremare i potenti
Agli Uffizi una rassegna di opere di vario genere ricostruiscono la vita e le molteplici attività dell’intellettuale irrequieto
la mostra
Un intellettuale del Cinquecento, un precusore di quelli che oggi spopolano sulla rete come “influencer”. Pietro Aretino (1492 -1556) nasce da umile famiglia, ma riuscì ben presto con la sua penna acuta e velenosa, a farsi temere da papi e sovrani. Amico del condottiero Giovanni dalle Bande Nere, del cardinale Giulio de’ Medici e di maestri come Tiziano e Raffaello, che lo ritrassero nelle loro opere e con i quali intratteneva fitte e appassionate corrispondenze, Aretino fu temperamento eccentrico e disordinato.
Celebre per la sue “pasquinate” (satire feroci contro il governo pontificio) tanto privo di freni morali quanto ricco di talento, Aretino era mosso da una debordante curiosità per tutti gli aspetti della vita: «Mi dicono ch’io sia figlio di cortigiana; ciò non mi torna male; ma tuttavia ho l’anima di un re. Io vivo libero, mi diverto, e perciò posso chiamarmi felice», diceva di sé. E si servì di tutti gli strumenti offertigli dalla cultura del suo tempo, ogni volta dando prova di uno spirito irrequieto, violento, estremistico, in conflitto con le regole di compostezza e armonia predicate dal Bembo e dagli altri teorici dell’epoca.
La mostra che si apre oggi (fino al 1° marzo) nell’aula magliabechiana della Galleria degli Uffizi a Firenze, “Pietro Aretino e l’arte del Rinascimento” a cura di Anna Bisceglia, Matteo Ceriana e Paolo Procaccioli, attraverso un centinaio di contributi, tra dipinti, sculture, libri, ne rievoca la poliedrica, spumeggiante personalità. «Questa mostra – commenta il direttore degli Uffizi Eike Schmidt – è un’avvincente narrazione per immagini dell’Italia del Cinquecento attraverso la vita di una delle figure più emblematiche di quel tempo, che anticipò la storia e critica dell’arte come disciplina autonoma». Una mostra che rimette Pietro Aretino sul piedistallo che gli appartiene, al di là dei celeberrimi, scandalosi sonetti lussuriosi che ne hanno tramandato la fama fino ai giorni nostri.
Il percorso espositivo, aperto dal ritratto che gli dedicò Tiziano, oggi a Palazzo Pitti, racconta la vita e lo spirito di Aretino nei luoghi simbolo del Rinascimento, dove egli visse ed esercitò la sua influenza: Roma dei papi Medici, Mantova dei Gonzaga, Venezia del doge Gritti, Firenze dei duchi Alessandro e Cosimo I, ma anche Urbino, Perugia, Arezzo, Milano. Fra i pezzi forti segnaliamo due Raffaello (il ritratto femminile prestato dal Museo di Strasburgo e un arazzo dei Musei Vaticani), il busto in bronzo di Carlo V opera di Leone Leoni proveniente dal Louvre, il “Ritratto di gentildonna nelle vesti di Lucrezia” di Lorenzo Lotto conservato alla National Gallery di Londra, e la sezione finale “Imago Petri”, focalizzata sulla efficace promozione visiva che Aretino seppe fare della sua figura, con una attenta strategia di marketing comunicativo: dipinti, medaglie, libri, oggetti di uso griffati con il suo nome e il suo volto, grazie ai quali riuscì far conoscere se stesso e la propria immagine. Catalogo Giunti. —
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