Il Tirreno

il volume promosso dall’universitÀ di pisa 

Odio e leggi razziali: può accadere ancora? Segre: «Non sono scioccamente ottimista»

La senatrice incontra gli studenti a Milano alla presentazione del libro “Diario di un’infamia” di Manfellotto e Demi

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MILANO. «Non credo che ci sia un sistema sicuro perché ciò che è accaduto possa non riaccadere, non sono scioccamente ottimista». Lo ha detto ieri la senatrice a vita Liliana Segre agli studenti del quinto anno di cinque scuole milanesi, riuniti alla Fondazione Feltrinelli di Milano per un incontro nato dal libro “Diario di un’infamia. Le leggi, le vite violate, il ricordo”, voluto l’anno scorso dall’università di Pisa, che ricostruisce la storia delle leggi razziali e racconta le storie di chi le ha subite. Il volume uscì in occasione dell’80° anniversario delle leggi antisemite, imposte da Mussolini e firmate dal re Vittorio Emanuele III nel 1938 durante uno dei suoi lunghi soggiorni nella tenuta di San Rossore. L’ateneo pisano si fece anche promotore di una cerimonia, alla quale parteciparono i rettori delle università italiane, in cui il mondo accademico chiese scusa per i professori e gli studenti ebrei che, a causa delle leggi razziali, furono espulsi dalle scuole di ogni ordine e grado.

Ai 170 ragazzi, suoi «nipoti ideali, perché solo diventando nonna ho avuto la forza di diventare testimone», Liliana Segre ieri ha raccontato la sua storia di «bambina invisibile, che andava a scuola con le sue compagne, la maggior parte delle quali non si accorse che il mio banco era rimasto vuoto, tranne un paio, una delle quali continuò a cercarmi ed è rimasta mia amica per tutta la vita».

Le stesse compagne, quando Liliana tornò da Auschwitz, le chiesero «ma dove sei andata a finire?» e alla sua risposta le dissero «ma cos’è Auschwitz?».

«Questi incontri furono talmente strazianti, antistorici e peccaminosi che dovetti scegliere il silenzio – ha ricordato – che fu molto penoso e fautore di una grande sofferenza intima». Oggi «non perdono, non dimentico ma – ha ribadito – ho imparato a non odiare». Come ci è riuscita? le ha chiesto una studentessa del liceo milanese Carducci. «Molti che sono stati ad Auschwitz hanno cercato di dimenticare, i migliori sono riusciti a perdonare, per arrivare a non odiare devi essere molto amato e io, dopo tanti lutti, odio e disperazione, sono stata tanto amata, prima da mio marito, con cui ho passato 60 anni mano nella mano, e poi ho avuto tre figli, quando pensavo che non avrei potuto, e quando allatti, cresci un bambino, non c’è posto per l’odio. Ma è stato solo quando sono diventata nonna di tre nipoti che la vittoria su Hitler – ha detto, mentre si inumidivano non pochi occhi – è diventata totale, perché ho generato figli che hanno generato nipoti, questa è vita e bisogna parlare di vita, non di morte, di amore e non di odio, la marcia della morte deve diventare la marcia della vita».

Proprio per questo «appena entrata in Senato l’unica cosa che sentivo era mettere in piedi una commissione contro l’odio, perché l’ho visto, sentito e sofferto». Segre ha ricordato quando dalle parole dell’odio si è passati ai fatti, quando la firma con inchiostro nero di Vittorio Emanuele III sulle leggi razziali si è trasformata «in una lunga rotaia», quella che partiva dal binario 21 della stazione di Milano («ragazzi, andate a visitarlo!», è il suo invito) e arrivava ad Auschwitz: «Siamo partiti in 605, siamo tornati in 22, gli altri non sono andati a spasso, sono stati uccisi». Quando tornò, per mettersi in pari con gli studi, fece cinque anni in uno da privatista, mentre molti preferirono ritrovarsi alla scuola ebraica, scelta non condivisa da suo padre. La giovane Liliana chiese consiglio al rabbino, che le spiegò che di fronte a quanto successo la scelta della scuola diventava irrilevante. Oggi, da nonna, la senatrice a vita ha parlato ai «nipoti ideali» con affetto, lo stesso mostrato per un ragazzo romano che si addormentò durante un incontro. Lei lo chiamò sul palco e gli chiese «In cosa stiamo sbagliando? Perché se vi addormentate – ha detto agli studenti milanesi – non è colpa vostra ma di chi sta dall’altra parte della cattedra. Quel ragazzo mi deve avere odiata, deve essere uno di quelli – ha detto con ironia – per cui mi hanno dato la scorta».

All’incontro milanese hanno partecipato Bruno Manfellotto, ex direttore dell’Espresso e del Tirreno (curatore del libro insieme al giornalista del Tirreno Fabio Demi), il rettore dell’università di Pisa Paolo Mancarella con il portavoce Davide Guadagni, il presidente di Acque Spa Giuseppe Sardu (che ha collaborato all’uscita del volume, edito da Pisa University Press) e la scrittrice Helena Janeczek, Premio Strega 2018. –

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