Italia
Tina Turner, le tre vite di una donna speciale fra cadute e rinascite
La regina del rock festeggia 80 anni: fascino, successi, tragedie e la forza di ricominciare sempre con coraggio
Difficile trovare una storia come quella di Tina Turner, una vita talmente piena di eventi, drammi, tragedie, violenza, ascesa, caduta, rinascita da sembrare scritta da uno sceneggiatore. E invece Ann Mae Bullock, da Nutbush, Tennessee, oggi cittadina svizzera, domani compirà 80 anni dopo che un biopic, due musical, un paio di scioccanti autobiografie e tante canzoni indimenticabili, l’hanno da tempo consegnata alla leggenda.
Tina è una delle più straordinarie performer mai apparse sui palcoscenici: Mick Jagger, che è un suo amico fraterno, ha sempre ammesso di averle rubato il modo di stare in scena, ai tempi in cui i Rolling Stones erano giovani e aprivano i concerti di Ike & Tina Turner.
Tina è un’icona di bellezza senza tempo, un fascino irresistibile, probabilmente le gambe più belle della storia della musica (e non solo). Una voce inconfondibile, graffiante, immersa nella storia della black music ma perfetta per il pop da classifica, la capacità di resistere a un’esistenza che racchiude almeno tre vite, una naturale empatia sono gli elementi che ne hanno fatto una delle artiste di maggior successo di sempre.
Se ora che ha 80 anni fosse necessario trovare una sintesi alla sua vita, si potrebbe dire definirla come un inno alla resilienza. Poco più di un anno fa, suo figlio Craig, avuto a soli 18 anni da una relazione precedente a quella drammatica con Ike Turner, si è suicidato a 59 anni. Ultimo colpo di una vita piena di drammi: Ike Turner, il marito con cui aveva messo su una band che è stata determinante per la nascita del rock’n’roll e che l’ha resa famosa, si rivelò un uomo violento, una sorta di schiavista domestico, che, nonostante il clamoroso successo di brani come “Proud Mary”, “Nutbush City Limits” e “River Deep Mountain High”, trasformò la vita di Tina in un incubo. Come è stato raccontato tante volte, da quell’orrore fuggì senza praticamente nulla, ricominciando da zero.
Poi la sua seconda vita da super diva, costruita passo passo con una delle più celebri cover di “Let’s Stay Together” di Al Green, “Private Dancer” , “What’s Love Got To Do With It” , “The Best” in un crescendo clamoroso fatto di record di vendite (si parla di oltre 200 milioni di copie vendute) concerti clamorosi, Grammy Award, il Kennedy Center Honors, gli omaggi di altri artisti, ruoli cinematografici indimenticabili, come l’Acid Queen di “Tommy”, la Aunty Entity di Mad Max, accompagnato dal successo mondiale del brano “We Don’t Need Another Hero”.
Negli ormai trent’anni della sua nuova vita ha trovato conforto nel buddismo (versione Soka Gakkai), è diventata cittadina svizzera trasferendosi sul lago di Lugano, si è sposata con Erwin Bach, un uomo più giovane di lei di quasi 20 anni. Ma evidentemente il suo destino è quello di dover ricominciare. Quando sembrava che finalmente potesse approdare alla serenità, è la sua salute a cedere: prima un ictus, poi un tumore all’intestino, infine una grave insufficienza renale che l’ha messa di fronte alla scelta tra dialisi e trapianto. Con la sua proverbiale sincerità, Tina ha ammesso di aver pensato anche al suicidio assistito. Poi il marito le ha donato un rene, restituendole un’esistenza serena. Ora, con la sua celebre collezione di parrucche, circondata dall’amore di un mondo che ha sempre tifato per lei, è arrivata al traguardo degli ottant’anni.
Da qualche anno vive un’esistenza più ritirata, anche se si concede qualche apparizione alle sfilate dei più grandi stilisti. La donna che visse tre volte non ha ancora smesso di essere una regina del rock. —
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