Gioco
L’arte che nasce dal dolore e che fa amare la vita Tutti i colori di Frida Kahlo
torino. Il mito di Frida Kahlo ha superato i confini del suo Messico, dove è paragonata a una santa, collocandola tra i grandi della pittura moderna. Per raccontare la vita e alcune delle opere della pittrice messicana da domani a mercoledì sarà nelle sale il docufilm “Frida - Viva la vida” firmato da Giovanni Troilo.
Il titolo, oltre a essere quello del suo ultimo quadro, è anche la filosofia di vita della Kahlo (1907-1954) che visse una vita condizionata dal dolore fisico (in particolar modo gli ultimi anni) che tuttavia non le impedì di gioire appieno della vita. Anzi la sua arte si nutrì di questo dolore in qualche modo esorcizzato dai colori e dalla lucentezza dei suoi quadri che tuttavia contengono una grande tristezza. Nata con la spina bifida, a 18 anni ebbe anche un grave incidente automobilistico a bordo di un autobus a Città del Messico. Problemi fisici che la condizionarono per il resto della vita e la portarono anche a tre aborti, all’amputazione di una gamba, oltre ad obbligarla a indossare terribili busti.
“Viva la vida” racconta la vita della pittrice, l’amore grande, contrastato e disinvolto con il pittore Diego Rivera, e analizza la sua arte attraverso lo studio di alcune delle sue opere. A condurci in questo viaggio alla scoperta della pittrice ci sono degli studiosi e artisti messicani e la voce narrante di Asia Argento. La pellicola scorre molto lentamente, spesso sono più le immagini delle parole a narrare con lunghe inquadrature che indugiano su particolari. Nella parte biografica, non viene menzionata la adesione di Frida al partito comunista messicano, l’aspetto politico viene attribuito più a Rivera che a lei. La parte più interessante è ovviamente l’analisi delle opere. Vengono presi in considerazione alcuni quadri, tutti legati al dolore e alla sofferenza dell’artista, ne vengono brevemente svelati i retroscena e i dettagli della composizione artistica, la loro storia e significato. Ciò che spicca è il valore catartico e personale del dipingere. Frida dipingeva solo sé stessa perché, diceva, «è il soggetto che conosco meglio». Ma non sono semplici autoritratti, bensì opere intense e forti, sempre colorate, quasi ad esorcizzare il dolore. Il suo tratto, il suo stile pittorico e anche il suo modo di vestire l’hanno resa inconfondibile quanto iconica. La pellicola, con la colonna sonora firmata da Remo Anzovino, è stata presentata ieri in anteprima al Torino Film Festival. —
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