Il Tirreno

il disco: “note di viaggio” 

Undici voci per Guccini e lui torna a cantare

Da Ligabue a Gabbani nel progetto curato da Mauro Pagani e il cantautore modenese ci offre una canzone inedita

3 MINUTI DI LETTURA





MILANO. “Note di Viaggio - Capitolo 1: venite avanti...” è il lungo titolo del Cd che racchiude 11 brani del repertorio di Francesco Guccini riletti da altrettanti “illustri colleghi” guidati da Mauro Pagani, che ha curato l’organizzazione e gli arrangiamenti di questo progetto corale. A dare ancor più valore, un brano inedito di Francesco Guccini, “Natale a Pavana”, che torna a cantare un’intera canzone da quando ha annunciato il suo abbandono dalle scene. Il brano è in dialetto pavanese e racconta un Natale autobiografico di altri tempi.

Tempi e mondi che paiono ormai lontanissimi. «È in dialetto pavanese, che parlano solo i pochi vecchi rimasti – spiega Guccini – Sono nato a Modena e ho tracce di accento ma Pavana è la mia seconda patria, forse la più vera. Questa era una poesia che avevo scritto, una vecchia storia. È il ricordo del Natale da bambino, del viaggio che nel dopoguerra facevo a Pavana con i miei genitori da Modena passando per Bologna. Un viaggio in treno, con la terza classe e i treni a vapore. La bellezza di quei Natali – ricorda il musicista – era non solo nel ritorno ma nella gioia della festa casalinga. Così quando Mauro Pagani mi ha chiesto un testo inedito gli ho dato, su suggerimento di mia moglie, questa poesia». La registrazione della voce è avvenuta con un semplice studio mobile in casa di Guccini a Pavana.

Le 11 tracce del repertorio di Guccini sono affidate a differenti generazioni di musicisti. Ci sono Elisa, Ligabue, Consoli, Sangiorgi, Zilli, Brunori, Malika, Gabbani, Carboni e Bersani, Vicario e Agnelli insieme a Pagani. Ad ognuno di loro il compito di rileggere un brano secondo il suo stile e con l’arrangiamento firmato da Pagani. «Ho selezionato una quarantina di brani – dice Pagani – Una scelta d’istinto e di gusto. Ne ho proposti 3 o 4 ciascuno agli interpreti. Per molti di loro Francesco è un elemento importante dell’adolescenza e della formazione musicale. Quindi qualcuno arrivava già con le idee precise. “L’Avvelenata” – confessa Pagani – è stato il pezzo più conteso perché chi fa il nostro mestiere almeno una volta ha pensato quello che dice Francesco in quel brano. L’ho proposta ad Agnelli che ha detto che era perfetta per un duetto per il quale mi sono immediatamente proposto io».

«Sembra – si arrabbia bonariamente Guccini – che abbia scritto tre canzoni: “L’Avvelenata”, “Dio è morto” e “La locomotiva”. In realtà ne ho parecchie molto più belle de “L’Avvelenata”. Mi ha stupito – aggiunge – che sia stata scelta “Tango per due” da Nina Zilli. Non è un brano facile, è d’ambiente e d’altri tempi. Secondo me manca “Van Loon” che è dedicata a mio padre e che dopo la sua morte non ho più potuto cantare. Mi sarebbe piaciuto che qualcuno l’avesse fatto al mio posto».

Mettere mano a canzoni che sono fortemente connotate al suo autore è roba da far tremare i polsi. Eppure il lavoro fatto dal bravo Pagani è eccellente. «Ogni brano – spiega – deve sembrare parte del repertorio dell’interprete, deve sentirlo addosso». Ovviamente parlando di “Auschwitz” (letta da Elisa) non può mancare un riferimento a Liliana Segre: «È una vergogna – dice Guccini – che una sopravvissuta abbia bisogno della scorta. Per questo verrò insultato sui social, ma tanto non li frequento». Per il 2020 è previsto un secondo volume di questo ricco progetto con altri interpreti. Ma Guccini esclude del tutto il suo ritorno sul palco e all’attività di musicista anche solo per un’occasione. «Ora faccio quello che ho sempre sognato: lo scrittore». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa